19 giu 2014

Bilanci ascendente Calzino

A trentaquattro anni è ora di fermarsi un attimo. Guardarsi allo specchio e ascoltare cosa dicono i solchi ai lati della bocca e le pieghe della fronte. Dentro a ogni insenatura c'è una spiaggia che è la vita. Apro un telo e lo stendo morbido, ci appoggio i miei pensieri e li mescolo con il suono delle onde del passato.
Mai come in questi giorni ho cercato di mettere in ordine pensieri, trattenere istinti, infilare priorità.

So che le persone che amo davvero e che voglio nei miei giorni si contano su dieci dita delle mani e forse qualcuna anche dei piedi. So che cercare sè stessi negli altri fa male quanto una frusta sulla carne, so che non si può piacere a tutti ed accettare di esser brutti agli occhi di qualcuno significa essere bellissimi.

So che per essere felici bisogna respirare.
                                                           Aspettare.
                                                                    Leggere al contrario, camminare a testa in giù, ridere nel pianto.

Come una preghiera silenziosa accetto ciò che sono e ciò che non potrò mai essere.
E adesso, dio mio, come fumerei una sigaretta.

5 giu 2014

Da grande voglio fare

Io da grande voglio fare la fotografa.
E' troppo tardi averlo capito a 34 anni?
Quando scatto mi emoziono, quando gli altri si emozionano mi emoziono anche io.
Credo di aver trovato la mia strada. Che poi la si possa percorrere, non lo so.

Uno dei miei ultimi clic, Antonella che controlla il suo piccino.
La guardo e ci vedo dentro l'universo.


20 mag 2014

Un pensiero comunista

Se rinasco, rinasco Antonio Gramsci.
Pensavo: nelle grandi aziende sono i dirigenti ad entrare nel parcheggio aziendale per non dover fare troppa strada a piedi. Sono loro che hanno i bonus, la casa pagata, i buoni pasto extra lusso, l’auto-la benzina-il bollo pagati. Sono loro a cui si stende il tappeto rosso. E bada bene, magari tra 20 anni sarò a un livello simile anche io (ma anche no, mon dieu, che se ci penso un pochino mi viene freddo).
Insomma, io pensavo che queste persone sicuramente sono il motore dell’azienda. Hanno studiato, sono laureate, hanno fatto master, hanno grandi responsabilità. Grandi. Per lo meno legate al loro micro cosmo economico. Con cattive decisioni, è cattivo anche il futuro.

Però. Vogliamo mettere a confronto quello che fanno le braccia operaie? Le braccia che ogni giorno assemblano, tagliano, cuciono, piangono, soffrono, stringono, allentano. Mani che diventano nere, sanguinano, bruciano, si spelano. Gambe che corrono, gambe che stanno immobili. Otto, nove ore, ogni giorno.
Ecco, io credo che siano loro a meritare il parcheggio aziendale, il buono pasto figo, la macchina pagata. Non avranno studiato per fare quello che fanno, ma ci mettono cuore e pancia quanto - e più - di chi infila la camicia ogni giorno. Con quella passione che porta l’odore della pasta al limone per sgrassare le dita.
Io, figlia di Padre artigiano e Madre operaia. Io, donna laureata con master e colletto bianchissimo.
Ma se rinasco, rinasco Antonio Gramsci.

18 mag 2014

Esperimento fotografico/2 - CURIOSITA'

Vi avevo chiesto di dirmi una parola e vi avevo promesso di rappresentarla con uno scatto della mia macchina fotografica.
A rilento, ma procedo. L'ispirazione è come un segnale radio in mezzo a una tempesta. Va e viene: stavolta è arrivato e io l'ho abbracciato come fosse una pulce infreddolita.

Curiosità, ecco cosa mi dice questo scatto (parola che calza a pennello alla persona che la propose: la matta Latte, che mi sorprende continuamente per la sua capacità di incuriosirsi e guardare le cose come fosse sempre la prima volta).

Eccolo. Lo vedete? Un omino di legno, che oh! credetemi! sembra così vivo da percepirne il respiro.
Un omino burattino e una città che amo, che venero, che mi lascia sempre un grande secco in gola, ogni volta che la devo salutare. Quanto mi mancavi, Torino. E ancora, una strada, un ragazzo cileno, le sue mani sui fili come ballerine ubriache. 

Lo guardo, e sento di iniziare ad amare il suo modo sbilenco di scoprire il mondo. Un muso perfetto, due occhi grandi e buoni, un nasino di legno, finto e scolpito ma più vero del vero. I piedi veloci che si insinuano ovunque. Volteggia, danza, sembra scoppiare di vita.

Non hai cuore di carne ma quanta energia ti attraversa le piccole braccia!
Guardate che sguardo, e ditemi che non vi sembra un uomo davvero!

Curioso, ho pensato. Sei un omino curioso. Come me, come tutti coloro che non si stancano di cercare gocce di meraviglia in tutto quello che fanno.



12 mag 2014

Tutte le cose che non posso fare lavorando 9 ore al giorno


  • Andare a prendere mio figlio all’asilo e riceverne l’abbracciatona felice 
  • Preparare le crostate e i biscotti alle nocciole, come nonna Papera, da mangiare al mattino a colazione al posto dei plumcake del Mulino Bianco 
  •  Fare la spesa con calma senza rischiare di investire le vecchiette, col carrello a 50 km/h, ferme a controllare i prezzi dei pelati nelle corsie della Coop 
  • Fermarmi a respirare ad occhi chiusi
  • Fare una doccia ad orari umani e non di notte, col rischio, ogni volta, di addormentarmi mentre ho in posa il balsamo “da lascire agire almeno 3 minuti” 
  • Addormentarmi con il mio fagiolotto per il sonnellino del pomeriggio e ricevere i suoi calci nelle costole 
  •  Fare un giro a piedi nudi nell’erba del parco, ascoltando il vociare dei bimbi che giocano 
  • Leggere un libro stravaccata sul divano, e non con gli occhi a fettuccina dandomi le sberle per non soccombere alla diciottesima riga 
  • Godermi la pausa pranzo con ritmi umani e non incastrando in 60 minuti le seguenti attività: estetista, benzinaio, prelievo bancomat, lavatrice da caricare o da stendere, spesa per le urgenze, due bocconi di cibo, pagamenti e commissioni varie 
  • Dedicare un po’ di tempo lento alla fotografia, al perfezionamento della tecnica, della cattura della luce, del fotoritocco 
  • Giocare col mio bambino senza che gli si chiudano gli occhietti perché la giornata sta per finire ed è spappolato dalla stanchezza 
  • Scrivere un libro, di quelli veri, con tutta la calma e la lentezza che le parole richiedono
…e poi mi fermo perché ho paura di non riuscire più a fermarmi. E' una vita giusta, quella di chi corre sempre?
Se non altro, sognare è ancora gratis.

5 mag 2014

Un paese idiota

Le ore passano così lente che sento sulla pelle il ticchettio di ogni secondo che scivola via: l’orologio diventa amico e nemico, compagno e maledizione. Il pensiero è sempre con lui, chissà se sta ridendo, chissà se ha inzuppato il pannolone di pipì o se si è fatto l’ennesimo bernoccolo cadendo in scivolata.
“Là fuori c’è un mondo” urlo sempre alla mia responsabile, ridendo, quando finisco una giornata di lavoro.
“Ma quel mondo non ti dà da mangiare”, replica lei.
Ha ragione. Privilegio di pochi, poter rimanere a casa da questa prigione. Una prigione che fa male ma che fa vivere. E’ tutto così beffardo che mi si chiude la gola, mi si riempiono gli occhi di sabbia. Non ci vedo più.
Il problema sta tutto nel fatto che l’Italia è un paese malato, di un cancro incurabile e lentissimo.
Qui una madre non ha il diritto di crescere il proprio figlio come si deve, almeno per i suoi primi 3/4 anni di vita. Scherziamo? Tanto esistono le baby sitter, l’asilo, i nonni, la scuola. Tutto può tappare i buchi di una mamma in carriera.
La sabbia mi acceca sempre di più. Entra lenta nei polmoni e il fiato si dimezza.
Chissà se sta dormendo.

27 apr 2014

L'amico ritrovato

Se ne hanno fatto anche un libro (bellissimo), vorrà proprio dire che ritrovare un amico sia una cosa speciale.
E lo è.
Quanto fa male perdere un amico, tanto meraviglioso è poterne riascoltare la risata e riconoscerne tutte le inflessioni della voce.

Bentornata nella mia vita.

10 apr 2014

16 cose che ho imparato nella vita

Copio paro paro le parole di Mamma Green:

Questo post partecipa a una iniziativa di co-blogging tutta al femminile (almeno per il momento). Ogni mese, su proposta di una delle blogger partecipanti, scriviamo tutte sullo stesso tema. Questa volta l’idea arriva da Silvia di Meduepuntozero. Alla fine del post trovate i link agli altri blog. A proposito, se vi va di aderire al gruppo, scrivete un post sulle “cose che avete imparato nella vita” e mettete il link nei commenti. Grazie!


  1. Dai senza limiti, dai sempre, dai a tutti. Poi non ti aspettare nulla indietro. Se non arriva fa male uguale, purtroppo, ma se arriva è ancora più bello.
  2. Tuo figlio si ammala sempre di venerdì, o anche di sabato mattina, per variare.
  3. Quando decidi di fare una piccola dieta per abbassare il colesterolo, tua madre ti chiama per un piatto di lasagne e stinco di maiale dell’ultimo minuto.
  4. Imparare tiene vivo il cuore. E non è mai troppo tardi per iniziare a prendere lezioni di canto o trombone, di uncinetto o punto croce, iscriversi a un corso di pittura su ceramica, fare un laboratorio teatrale, un corso di fotoritocco fotografico, di equitazione, di lingua inglese, giapponese, ungherese
  5. Diffida di chi si mostra sempre sereno, serafico, tranquillo. Finge.
  6. La matematica serve solo a farsi venire il mal di stomaco. Soprattutto le divisioni in colonna.
  7. Leggere salverà il mondo dall’ignoranza e dall’inconsapevolezza. Un libro è evasione e bellezza.
  8. Le persone che non sanno ascoltare sono un po’ più aride di quelle che hanno grandi orecchie generose.
  9. Gli amici veri si possono incontrare anche da grandi e diventare spalle importanti in pochissimo tempo.
  10. La gioia delle piccole cose ci salverà dalla dannazione e dal tormento.
  11. La cellulite dopo i 30 anni inizia a non chiedere più permesso. Soprattutto sulle chiappe.
  12. Dai sempre un abbraccio in più, anche quando invece dovresti riceverlo.
  13. Risolvi i nodi con tua madre, con tuo padre, con tuo fratello, coi tuoi amici. Affronta il dolore, i buchi neri, i traumi. Se restano a covare dentro, divorano l’anima piano piano e senza sosta.
  14. Le mezze stagioni ci sono ancora.
  15. Lasciare in ammollo le patate in acqua e aceto le rende più buone.   
  16. Un figlio ti cambia la vita. Il baricentro della tua anima esce da te ed entra in lui, per sempre, irrimediabilmente. 

2 apr 2014

Sono in fase anarchica. Ho un problema con la moda, anzi con le mode.

Esco per fare shopping e intorno a me vedo solo camicie che sembrano accappatoi, maglie XL che arrivano alle caviglie, pantaloni ascellari che se non hai il fisico di Belen sembri la sora Lella.
Il problema è che non trovo le alternative. O ti adatti a quello che vogliono propinarti, o vai in montagnola a Bologna a cercare dei vestiti usati, vintage, nostalgici.

Vorrei anche fare un po’ di polemica gratuita sulle mode in generale. Radio che ti dicono quale musica ascoltare, librerie cosa leggere, pasticcerie quali dolci mettere sulle chiappe.
Sono in una fase anarchica. Vorrei ci fosse un po’ più di libertà per tutti. Perché noi ci sentiamo liberi, ma lo siamo per davvero?

Invecchiando mi sto sulle balle da sola.

18 mar 2014

Questa fobia da social network

Ora, sia chiaro, ognuno della sua vita può fare quello che preferisce.
Se pensiamo che Gianni Morandi, dicono, si lecca i baffi cibandosi della sua cacchetta... bè, abbiamo detto tutto.
Sottolineato questo, io vorrei fare l'ennesima riflessione su una questione very very 2014: è giusto postare o meno le foto dei propri figli sui social network?
Altro inciso: i social network non sono la vita reale (o si?). Stiamo parlando di qualcosa che ha senso oppure no? Chi non ha un profilo su facebook è fuori dal mondo o ci è più dentro di noi? Non lo so.

Io, senza esagerare, qualche foto l'ho pubblicata. Il suo muso meraviglioso nel suo primo giorno di vita, per presentarlo al mondo. Un bagnetto al mare, un abbraccio con la mamma, cose così.
Voglio dire: la bellezza dei bambini salverà il mondo. E' bello guardare le foto dei nostri figli. Io le guardo tutte, anche quelle di chi conosco appena. Penso che siano uno dei grandi tesori di questo pianeta.
Di cosa abbiamo paura postando il sorriso di un bambino? Che vadano nelle mani dei pedofili? e cosa mai ci faranno con gli occhi grandi del mio Pietro?
O ancora: molti sostengono di non voler postare alcuna foto perchè "sarà mio figlio a decidere". Decidere cosa? Mamma, credi che si arrabbierà se a dodici anni verrà a sapere che c'è qualche immagine del suo faccino sul tuo profilo? Non credi che appena potrà, lui per primo si fotograferà in tutte le pose seguendo le mode del momento? Sul filo di questo ragionamento, poi, dovrebbe decidere lui anche se battezzarsi, che scuola frequentare, quale foto appendere sul suo armadietto alla scuola materna. Vabbè, sto estremizzando. Però certi discorsi non li posso sentire.

I bambini sono cosa bella, sono diamanti d'acqua, sono un sorso di coca cola ghiacciata dopo la pizza.

Non credo che nessun ragazzino si offenderebbe con i propri genitori che hanno condiviso con il mondo la sua infinita bellezza.
Certo, chi esagera sarebbe da castrare. Ottomila scatti al giorno, compresa la prima cacca nel vasino. No eh, anche questo non se pò vedè.

Andate in pace, cari paranoici, e fateci vedere quanto è bello il sorriso di quegli esseri speciali che hanno il vostro dna.
Adieu.


25 feb 2014

La zingarella

Da qualche mese, all’ingresso della Coop del mio paesello, c’è una zingarella appoggiata al cestino dei rifiuti. E’ lì quasi tutti i giorni, si guarda intorno, a volte allunga la mano paffuta per chiedere un soldo, ha la voce flebile e i capelli raccolti, sempre un po’ sporchi e ribelli. Le lascio la monetina del carrello, e lo vedo che mi vorrebbe abbracciare, ogni volta, mi guarda come se stesse iniziando a volermi bene.
E’ una ragazza così bella, due occhi neri che sembrano merli spaventati. Sono talmente grandi che faccio fatica a sostenere il suo sguardo, a volte li sento dentro alle mie pupille. Ha qualche anno meno di me, la pelle color delle olive, la pancia morbida di chi ha appena partorito. La sua bimba è nata a settembre, come il mio cucciolo, solo un anno più tardi... la vedo piangere e cercare il seno avvolta in una coperta tutta colorata, in chissà quale roulotte, in chissà quale angolo triste e freddo della mia terra. O forse ha una casa, una casa piccola ma calda. Come vorrei che fosse così. Le chiedo sempre come sta, non risponde, ha bisogno di latte in polvere, di pannoloni, di vestitini. Non le importa se sono rovinati, vanno bene, anche di tre o quattro misure più grandi. 
Oggi mi ha fatto vedere che una signora le ha regalato un vecchio cellulare col suo caricabatterie, a vederlo così avrà avuto almeno quindici anni. Com’era felice! Lo stringeva tra le dita come fosse una farfalla di cristallo. Chissà cosa farà con quel telefono senza scheda. Forse lo userà come giocattolo per la sua bimba, forse lo terrà accanto al letto sognando una chiamata che non arriverà mai, un principe azzurro lontano coi capelli neri e le labbra screpolate.
E’ così bella, così fragile, così piccola. A lei è stata concessa questa vita, e solo questa ha. Appoggiata a un cassonetto, una figlia a casa con chissà quale zia o sorella a farle da balia. Le vorrei dire di stare a casa con la sua creatura, che poi un giorno crescerà e si pentirà di non aver trascorso più tempo con lei. Vorrei anche piangere sulla sua spalla, dirle che se è costretta a stare lì, io la capisco. Che anche io sono in ufficio e piango spesso in bagno perché mi sento nel posto sbagliato.

Ragazza bella, cosa non darei per sapere come stai davvero. Guardo i tuoi occhi neri come merli e spero che un giorno possano volare via  lontano, da qui, da me, dall’immondizia, dall’indifferenza, dalla strada fredda che è il tuo campo di guerra dolorosa, e planare, planare, planare, planare.

31 gen 2014

Esperimento fotografico/1 - SPERANZA

Qualche tempo fa avevo scritto questo post in cui vi chiedevo di dirmi una parola e io l'avrei resa una fotografia. Bene. Iniziamo ragazzi. Che paura.

La Princess S. dice speranza.
Oh, che parola enormeinfinitapazzesca.

La mia speranza è lui, quel nanetto che ha il mio DNA.
Lui è innamorato delle papere, che chiama quaqua.
Tappa obbligata ai laghetti con pane secco alla mano e i suoi occhi pieni di scie luccicose.
Vieni qui papera bella, che ti riempio il becco.

Lo guardo e mi perdo, lo stringo e sogno che ogni giorno della sua vita sia così: uno sguardo pieno di felicità, di entusiasmo, di scoperta e di consapevole speranza.


20 gen 2014

Ma noi teniamo botta

Voce del verbo tenere botta. Tìn bòta. Tener duro. Su le maniche e via andare. Passo svelto, col fiatone, senza voltarsi indietro mai. Noi emiliani siamo così. Non perché siamo degli eroi, anzi, gente normale con le unghie sporche di terra e il dialetto grezzo che trasuda concime di maiale. Ma perché stringiamo i denti fino a frantumarli, siamo partigiani, siamo lavoratori instancabili, gente semplice, gente che per la propria terra morirebbe all’istante, e felice.
Diciotto mesi in cui la natura ha puntato il dito proprio qui. Ve mò come si sta bene tra i tortellini e i filari di albicocche. Ci mandiamo un terremotino, giusto per squassare le coscienze. Una tromba d’aria, che una boccata d’aria fresca non fa mai male. E poi, perché no, eccovi servita una bella secchiata d’acqua per tutti. Gente sfollata, gente evacuata, l’acqua che arriva al secondo piano, canotti nelle strade come fossero pedoni. Il cielo lacrima ancora, tic tic tic. E’ più bello piangere su questo quadratino verde di terra piatta e rigogliosa?

Emilia dal nome di donna, tìn bòta. Tieni botta, che sei bella anche quando soffri. Che sei bella anche quando l’orizzonte sembra il mare, anche quando di un campanile rimane un brandello tremolante, anche quando piangi i tuoi morti, i tuoi dispersi, i tuoi abitanti forti, dagli occhi grandi e stanchi.

17 gen 2014

Piccole cose

Ogni tanto mi dimentico che il titolo di questo spazio nasce dalla mia filosofia di vita, e cioè che a salvarci dalla dannazione e dalla disperazione sono - e saranno  sempre - le piccole cose. Quelle piccole piccole, bricioline di aria buona che nutrono quel polmone pazzo che è la nostra quotidianità.

Per esempio. Stamattina mi sono alzata prima delle galline per andare a fare un prelievino di sangue (maledetto colesterolo, ho le arterie che colano olio di mortadella, costine al sugo e gnocco fritto. Oh, io sono nata nel cuore dell’Emilia, dove il numero dei maiali supera quello delle zanzare, checcepossofà). Bè, ho trovato questa ragazzina che poteva quasi essere mia figlia, che ha avuto una manina così delicata, ma così delicata, che avrei potuto farmi prelevare 4 sacche di sangue col sorriso da ebete. E’ stata bravissima. Vai ragazza! C’è un mondo di aghi che ti aspetta (che detta così, mmm).

Oppure. Uscire dall’ospedale e vedere la nebbia. La nebbia, ragazzi. La nebbia è una cosa impalpabile ma con un profumo buonissimo. E’ una cosa che ti fa sentire a Londra nel 19° secolo e non nel paesello sfigato “a tre km di curve dalla vita”. La nebbia è sexy, è mistero, è un endecasillabo sciolto.

Ancora. Tornare a casa con mio figlio che mi vede entrare in cucina – dopo essersi svegliato senza di me – e che urla “moammmmmmahhhhhh” come se stesse vedendo la Canalis nuda. Dio, che patatone meraviglioso questo mio bimbo.

Infine. Comprare il gratta&vinci settimanale (con cui spero di diventare ricca per aprire la piadineria part time alle Maldive) e vincere 30 eurini, così. Taaaaac.

Piccole cose, di un Calzino piccolo e nero come Calimero.

13 gen 2014

Adesso faccio un esperimento e voi mi aiutate

E’ risaputo che Calzino (cioè, voi non lo sapete, ma ve lo dico io), crede in sé stessa quanto Dumbo, o Pinocchio, o un bradipo iscritto alla corsa campestre.
Quindi, se so di avere un obiettivo o uno scopo un po’ più preciso generalmente mi rimbocco le maniche e porto tutto a termine, altrimenti sopraggiungono:
- Non ci riesco
- Non ce la faccio
- E’ una stronzata
- Non ho tempo
- Non ce la farò mai
- Eccetera (x n volte)

Quindi adesso voi mi aiutate in questo esperimento. 
Voi mi dite una parola, o un tema, una suggestione o quello che vi pare, e io faccio una foto a tema (poi piano piano le pubblico).

Io nella vita vorrei vivere di scatti (per il momento gli unici che mi concedo sono quelli d’ira).
Se mi date una manina, io sono felice.

Attendo le vostre bastardate :) 
(NON) siate clementi.