29 giu 2010

Milano

Torno ora da Milano. Questa signorona eternamente grigia che più cresco e più mi accupa, come direbbero in Sicilia.
Palazzi palazzi palazzi, strade strade strade, auto auto auto, parcheggi impossibili impossibili impossibili. Mi sento così piccola e provinciale lì in mezzo. Banale ed inutile, sovrastata da un cielo che sembra più cielo di quello che mi sta sulla testa tutti i giorni.
Come si fa a vivere qui?”, mi chiedo ogni volta.
Eppure chiedilo a un milanese.

Milano è viva, Milano freme, che io per vedere gli Stone Temple Pilots sono dovuta correre fino all’Alcatraz dopo 8 ore di lavoro. Altro che Modena. Milano è Milano: vorrei finalmente vederla con occhi da cerbiatto. Poi intravedo nella mia testa il rosso e il giallo di Bologna, grassa, tonda, grezza, sporca, piaciona e ruffiana. Gli occhi si fanno lucidi.

È proprio vero che la nostra terra ci lega con un cordone ombelicale alla placenta dei nostri pensieri, che senza ci manca quasi il respiro.

21 giu 2010

Mi fai schifo!

Tu, xenofobo merdoso, che, in mezzo all’Ikea, urli contro una ragazza nordafricana col velo.
Mi fai schifo, tu che urli “torna a casa! Perché quello che vedi qui intorno l’hanno costruito i miei avi… e tu non hai il diritto di beneficiarne!”.

Mi fai schifo, razzista nazista ignorante lurido.
Tu che urli “nessuno ti ha chiesto di venire qui in Italia a infestare la nostra terra!”.

Tu, che ti guardavi intorno per cercare consensi… e invece hai raccolto sguardi indignati e silenzio imbarazzato.

Io ti avrei scagliato in faccia tutto il mio carrello pieno di bicchieri, pentole e lampadari.
Mi fai schifo, mi vergogno di avere il tuo stesso accento, xenofobo razzista nazista ignorante lurido che non sei altro.

Non dimenticherò mai questa scena, mai.
E neanche questa coppia di immigrati marocchini a cui abbiamo espresso tutta la nostra solidarietà. Residenti in Italia da 22 anni, lavoratori, gente tranquilla. Non basta un velo, non basta la pelle un po’ più scura. Non basta.

Xenofobo razzista nazista ignorante lurido, vergognati.

18 giu 2010

Vado dall'alchimista,

altresì detto “omeopata”.
Io che non ci credo, io che vedo nella chimica la chiave risolutiva di ogni acciacco.

Oh chimica, mia regina.

Eppure mi sono stufata come una pasta e fagioli delle mie debolezze psicosomatiche, e oggi si va a colloquio con l’alchimista.
Devo proprio essere alla frutta, riflettendoci.

Vorrei parole di conforto.

14 giu 2010

Quattordici giugno

E ogni anno si ripresenta questo dolore che piega a metà il petto. Questo battito accelerato e gli occhi colmi di sale. Non c'è nulla che possa riempire la tua assenza. Non c'è nulla che possa togliere questo senso di incredulità, ancora, che pervade ogni pensiero.
Perdere un amico è perdere un pezzo di vita.
Michy, tesoro nostro, dacci una mano a pensare che il mondo è ancora bello, ancora vero, ancora vivo, anche senza il tuo sorriso.

10 giu 2010

Sul dolore, su Luttazzi, sulla svogliatezza

Raccolgo un po’ di pensieri sparsi che mi saltellano nella capa.

Sul dolore: il dolore ti fa capire l’assuefazione del Dr. House al Vicodin (sto sul leggero. Ok, potrei prendere come esempio situazioni molto più tragiche. Ma non voglio. Rispetto per loro).
Se in questo momento mi togliessero l’Oki credo che ucciderei con le mie mani. Una morte per soffocamento, lenta e centellinata. Stanotte mi sembrava che il dente mi perforasse il cervello, il timpano e la rètina (che già è malata... lasciamola stare, và).

Su Luttazzi
: copione? Mi crolla una certezza. Mi si attorciglia lo stomaco. Mi cadono i peli delle gambe dallo sconforto. Spero che queste voci vengano smentite. E in fretta.

Sulla svogliatezza: io che corro sempre come un’idiota per tutti, organizzo, sposto, faccio, perfeziono, creo, tric e trac… ecco, bè, mi chiedo invece come facciano certi soggetti ad essere sempre passivi e svogliati. Li invidio.

7 giu 2010

Bassezze umane

Trafiggere un gatto con un ferro appuntito.
Bisogna essere davvero poveri dentro.

3 giu 2010

Avere sedici anni

Capitare per caso, una sera, in un locale in cui è in corso la festa di fine anno dei licei.
Vedere ragazzine sedicenni truccate come Madonna negli anni ’80, con le cosce di fuori, mano nella mano per andare in bagno, tacco 12, cocktail a tutto spiano, disinvolte fumatrici, risatine forzate, balli sfrenati accarezzandosi il seno per farsi notare.
Mi ha fatto sentire vecchia, vecchia dentro e fuori, con la tendenza al giudizio facile. E dire che qualche anno fa c’ero io, al loro posto.
Magari le mode erano diverse, i tempi più rallentati, l’adolescenza più fanciullesca… ma mi sembra ci sia un abisso di merda tra la mia generazione e la loro.

Sono proprio invecchiata beceramente.
Ecco invece cosa vuol dire avere trent’anni.