20/mag/2013

Tremar tremendo

Un anno fa. Anzi, era notte: un anno e qualche ora fa.
Una pancia in crescita verso il sesto mese, Pietro ancora un essere di pochi centimetri, chi l'avrebbe mai detto che sarebbe diventato il piccolo toro che è adesso.
Sentire la casa che si sposta - si sposta.
Allungare la mano a sinistra, ricordarsi d'un tratto di essere sola. Sola, solo per quella notte.
Toccare la pancia, alzarsi veloce cercando di non cadere, ranicchiarsi sotto la porta, pregare di non sentire più il rumore dei soprammobili che cadono e il roco ruggito della terra.
Sudare, tremare, ancora sudare, fiato corto, forse sto svenendo, non posso svenire, siamo in due, magari là sotto l'inquilino del ventre ne soffre?
Paura, oh che paura, le gambe non tengono più, si balla si balla si balla, destra e sinistra, il letto si sposta, su e giù. C'è qualcuno che sta facendo l'amore sotto la terra.
Venti maggio. E non sapere che sarebbe arrivato, ancora più tremendo, il ventinove.
Modena con un taglio che sanguina ancora. Leccare le ferite e sentire che il sapore di ferro è ancora vivo, lucido, dorato, vivente, pulsante.

09/mag/2013

In caso di ignoranza

Due coccinelle che si ingroppano per promuovere la vendita di cucine e materassi.
Ovvio, no?


22/apr/2013

Sulla selettività della memoria

Io non so voi, ma la mia memoria ha qualche problema di bipolarismo, o cose così, quei nomi di natura psichiatrica che fanno tanto moda.
Ho pochissimi ricordi, dimentico tutto, difficilmente qualcosa mi rimane impresso per davvero. Mi emoziono facilmente, l'anima si cuoce di fronte a certi stimoli, poi magari dopo una settimana il fosforo zoppica. Tipo Dory, l'amica di Nemo. Quanto amore per quella pescetta rincoglionita.

Comunque, volevo dire, io mi ricordo alcuni dettagli assolutamente insignificanti del passato.
Tipo che in un'intervista doppia delle Iene, Stefano Bettarini alla domanda "Quante volte mediamente ti lavi i denti in un giorno?" rispose "Una". Aldilà della domanda idiota, io mi sono sempre chiesta: UNA?! Cioè non te li lavi al mattino o non te li lavi alla sera? Ma poi, chi è Bettarini? E perchè ogni tanto mi ritorna in mente?
Oppure quella volta che eravamo a cena tutti quanti dalla zia Marina, io avrò avuto sei o sette anni e sembravo una scimmietta eretta, a un certo punto ci raggiunge anche un'amica di mia zia con un regalino impacchettato per lei, glielo porge tutta pimpante dicendo, "Attenta, è fragilino!". Fragilino, me lo ricordo benissimo, ma solo quello. Tanto che quando anche io maneggio qualcosa di cristallo o facile alla rottura, ripenso a quell'episodio. Quale trauma ci sta dietro?
O ancora, ciclicamente mi torna davanti agli occhi l'immagine della targa della prima macchina di mio padre.

Memoria mia, ma qualcosa di più intelligente, no?
Che quasi ho dimenticato il giorno della mia laurea, per dire.
Dopo passo in farmacia e chiedo Acutil Fosforo da mescolare al gnocco fritto.

17/apr/2013

Bugie

Io qualche bugia a fin di bene la racconto.
Bugie bianche, le chiamano?
Io più che bianche le chiamerei colorate. Arcobaleno di benessere.
E' giusto? E' sbagliato?
Non ditemi che siete tutti sinceri sinceri, sempre.
Non vi credo.

Precisazione: ma l'omissione è da considerarsi una bugia?

11/apr/2013

I super poteri di Calzino

  • Se potessi avere un super potere per un giorno sceglierei il teletrasporto e starei un ora alle Hawaii, una alle Maldive, una a New York, una in Cile, una sull'Isola di Pasqua, una a Bangkok, una alle Fiji, una a Capetown e via dicendo. Finchè non mi si arrostiscono le chiappe bene a modo.
  • Se potessi essere un'altra persona per un giorno sceglierei un uomo a caso, anzi senza caso, tipo Lenny Kravitz, per vedere che effetto mi faccio a guardarmi nudo allo specchio e pensare a quanto sono immensamente bello. Ah poi sai che storia fare la pipì con quel bigolo? 
  • Se potessi mangiare una sola cosa senza mai annoiarmi e provando ogni volta lo stupore del suo gusto come fosse la prima volta, mangerei polenta e intingoli finchè non divento anche io colore del mais.
  • Se potessi cambiare una parte del mio corpo, bè, due numeri in meno ai piedi, e magari niente pianta piatta e dite lunghe 10 centimetri. Poi una limatina ai fianchi, capelli più folti e voluminosi e meno pelo superfluo. Oh oh. Mi sa che è più di una parte. Vabbè, d'altronde è il mio blog, posso anche esagerare. Che cacchio volete.
  • Se potessi essere un animale per un giorno, un pinguino, per fare lo scivolo sulla buzza soda e non provare terrore per il freddo. Però vorrei essere rigorosamente nella Terra del fuoco e in lontananza sentire l'eco dei versi di Neruda.
  • Se potessi avere una dote artistica che non ho, vorrei disegnare come Eta, scrivere come Paul Auster, fare foto come Nan Goldin, suonare la chitarra come Mark Knopfler, cantare sotto la doccia come Eddie Vedder. Muoio.
  • Se potessi togliere qualche atrocità dal mondo, via subito la fame. La fame, capite? Morire di fame. Niente cibo. La fame.
  • Se avessi una carta di credito Gold comprerei la Feltrinelli sotto le due torri a Bologna, poi fermerei il tempo per leggere tutti i libri che mi chiamano. Con mio figlio in braccio, mentre sfoglia volumi colorati e di stoffa morbidissima col suo sorriso che ti stende.

10/apr/2013

B di

B di BIRRA. Vorrei una damigiana di birra qui, ora, bella fredda con poca schiuma. Da sorseggiare lentamente, goccetto dopo goccetto, perchè oggi è una di quelle giornate pesanti che arrivare a sera sembra più arduo che camminare scalzi sui vetri rotti.

B di BOROTALCO, che oh, ma da quant'è che non mi metto il borotalco? Quando ero bambina mia madre mi faceva dei bagni di quella polvere profumatina e leggera manco dovesse imbiancarmi come una parete. Adesso, invece, immagino l'effetto borotalco che si incastra nei peli. Perchè diciamocelo, mica si può sempre essere depilate di fresco. Se c'è qualcuna che invece lo è, ti abbraccio forte, sei bravissima.

B di BOLOGNA, la città del mio corasson, la città grassa, lurida e piaciona che ti accoglie sempre con un sorriso che sa di tortellini e di socmel. Ah, amore mio. Starei ore a guardare il Nettuno e il suo pisello su cui si appoggiano i piccioni. E' così romantico.

B di BASTA. Basta Bersani, Berlusconi, Grillo. Basta ufficio per tutti! Anarchia! viviamo di pesca e di baratto. Basta ansia-malattie-lacrime-logiche economiche. Basta cinismo, mi annoia come una puntata di Porta a Porta.

B di BELEN, che ha partorito e sembra l'abbia fatto solo lei. Vè, bella fighetta, te non hai micca avuto 5 giorni di "prodromi dolorosi da pre travaglio", quindi 5 notti insonni - INSONNI, 5 NOTTI - senza mangiare e respirare. Vè, fighetta, te poi non hai avuto 30 ore di travaglio attivo che tra un po' mi arrampicavo sui muri, per poi finire con cesareo d'urgenza e la barella che andava per quel corridoio come fosse nella galleria del vento a Maranello. Bella fighetta da brodo, sei mamma come tutte noi. Evviva il tuo bimbo, ma evviva anche tutti i bimbi delle centinaia di milioni di mamme che partoriscono in sordina.

B di BADU, mio fratello. Non c'è persona più lontana dal mio essere. Eppure abbiamo lo stesso DNA. In realtà lui assomiglia moltissimo a mio zio, è proprio uguale uguale. Mmmm. Comunque lo amo, questo mio sangue che mi ha regalato anche un nipote meraviglia.

B di BABBUINO. Ma quanto fa ridere il babbuino con quel culo rosso? Te stradora.




22/mar/2013

A di

A di AIUTO, che dovrei imparare a chiedere più spesso invece di fare la strafiga e cercare di cavarmela da sola. Per cosa poi? Per non disturbare gli altri. Buuuuu.

A di ALIANTE, cioè una di quelle esperienze che non farò mai nella vita, ma neanche se mi mettessero sotto il naso, ora, un assegno da 100mila euro o se me lo chiedesse Lenny Kravitz nudo. Dio santissimo e santo signore, come si fa addirittura a pagare per fare cose del genere? Stolti! Oddio, però per Lenny Kravitz nudo aspetta che ci penso un attimo.

A di ANNAMARIA, che è il nome di mia madre, di cui non amo particolarmente parlare. Ma la mamma è poi sempre la mamma. E, sì, la amo di quell'amore inspiegabile di pancia, anche se la testa ogni tanto si perde in pensieri e grovigli. Dio santo, ma che mamma che mi è capitata. Fuori come un davanzale. Una mamma che è un papà.

A di AMOXICILLINA, principio attivo dell'antibiotico di cui è pieno il mio corpo in codesto istante. Sono così piena di placche in gola che se mi si staccano mi parte una tonsilla sullo schermo. Ah, poi come effetto collaterale c'è una smodata quantità di aria intestinale che mi tiene molta compagnia.

A di ANVEDIDANNAFFANCULO, tipica espressione dei miei amici romani, che esprime molto limpidamente il mio stato d'animo nei confronti di una mail di pseudo lavoro appena arrivatami.

A di ANGURIA. Credo che potrei vendere un rene per essere in luglio, sulla mia terrazza, a degustare una fetta di anguria fredda ghiacciata mentre sputo i semini di sotto, tantonessunomivede.

A di AMICO, parola che quest'anno mi si è stravolta nel cuore e fa un male assassino.

A di ALBUME, una di quelle sostanze della cui consistenza non mi abituo mai. Ogni volta che preparo una torta analizzo quella robina viscidina come se non l'avessi mai vista.

A di AVETE RAGIONE, ora la smetto di dire cazzate.

A di ASPETTO LE VOSTRE A.

11/mar/2013

La Natalina

La Natalina, con il la davanti, era una degli abitanti storici del mio quartierino.
La Natalina è morta la settimana scorsa, ce ne siamo accorti perchè c'era il carro funebre davanti a casa e tutti, per un attimo, ci siamo chiesti chi dei quattro componenti della famiglia fosse in viaggio per l'aldilà. Poi più niente. Niente epigrafe, niente funerale, Niente niente. Povera Natalina.
La Natalina è una delle persone più sfortunate che io abbia mai conosciuto nella mia vita. Una vecchia magra magrissima, coi capelli tutti bianchi e dritti come quelli di Raffaella Carrà. Un marito che la picchiava sempre e due figli drogati, figli dell'eroina degli anni '80. Due su due, una bella sfiga cosmica, povera Natalina.
La Natalina non usciva mai di casa, la vedevamo solo quando andava a buttare la spazzatura. E, ve lo giuro, aveva sempre la stessa gonnellona sotto il ginocchio a fantasia scozzese rossa e grigia. Nessuno l'ha mai vista  vestita in modo diverso. La Natalina poi aveva gli occhi grandi, enormi come due balene nell'acqua, e tristi, madonna com'erano tristi. Chi è entrato in casa sua dice di aver visto zecche alle pareti e cacche di gatto sparse dappertutto. Quante volte l'ambulanza davanti a casa per qualche crisi dei suoi figli. Spappolati come pere fuori dal frigo. Pere, già. Sia Giovanni che Piero, ogni tanto li vedo ancora e traballano su gambe inesistenti, uno dei due è anche sieropositivo e sembra che un giro di vento lo possa sollevare da terra da un momento all'altro.
Ecco, io la Natalina vorrei che ora fosse in un posto bello a gozzovigliare e godere un po'. Buon vino, buon cibo, un bel panorama da infilare negli occhi, leggerezza nel cuore, un bel vestito nuovo, profumo di pulito e i suoi gatti sulle gambe a fare le fusa. Che nella vita, chi soffre così tanto, merita una dipartita un po' più dignitosa.
Ciao, Natalina.

05/mar/2013

Illimitatamente

Mi stupisco da sola della mia monotonia.
Ho dei tormentoni interiori che sono peggio dell'"illimitatamenteeeee" di Elio Pinguino.
Niente, alla fine vorrei dire (per l'ennesima volta) che io non riesco a capire perchè certi rapporti possano cambiare così tanto con l'arrivo di un figlio. O forse il figlio non c'entra nemmeno, cambiano e basta.
Io voglio mettere su una bella corazza di metallo pesante e non lasciare passare più niente. Ho le palle frantumate e scartavetrate dalla mia sensibilità che mi porta a soffrire così tanto per cose a cui evidentemente tengo solo io. Sono stanchina e mi sento di una pesantezza tale che mi rileggo e vorrei ridermi in faccia da sola. Aòòòò Calzì, c'hai rotto er cazzo!
Niente, adesso vado a mangiarmi un hamburger da 8 kilogrammi che domani il fegato me lo fa pagare tutto, mi bevo una scafandro di birra e mi concentro su tutte le belle amicizie che ho.

Ah, poi volevo dire che ho votato PD e mi viene da piangere.

Ipotizzando cosa ci può essere dentro la testa di Barbara d'Urso

Capita che ci sono dei giorni che vorrei prendere la rincorsa con una mazza e rompere alla cieca quintali di vetro che poi pumpumpimpam -sai che soddisfazione.
Mia madre di sfuggita sintonizza la tv su Barbara d'Urso e penso che anche lei sarebbe un buon obiettivo. Chissà cosa uscirebbe dalla sua testa.

12/feb/2013

Cosa vuoi fare da grande?

Prima di tutto: quand'è "grande"? Quasi trentatrè va bene? O magari ripasso a scrivere questo post tra dieci, quindici anni? O sono grande già da un po'? Questa è una questione seria. Perchè io lo dico ancora che "da grande...".
Io, invece, da piccola (piccola tipo dieci anni, che sembravo una scimmietta e avevo tre diversi apparecchi ai denti) volevo fare la psicologa. Non la ballerina, non la cantante, non la stilista, volevo proprio fare la psicologa e aiutare le persone a stare bene. Mi immaginavo in una stanzina con un divano rosso e gli occhiali neri calati sul naso. Un misto tra una scena porno e una location da depressi cronici. Uh, che infanzia complicata.
Poi ho passato la fase "voglio andare alla Barilla e fare le scritte dietro i pacchi di biscotti". Ero piccola tipo tredici anni. Ah, ci sono riuscita. Non proprio alla Barilla, ma posso dire che ancora oggi questo sia il mio lavoro. Scrivere minchiate condite. Mi viene così bene.
Infine, ora, ho il pallino che da grande voglio lavorare in una libreria. Mettere a posto i volumi negli scaffali, dare consigli, fare la compilazione dei resi, qualche scontrino, tante pagine ruvide che mi passano sotto le mani.

(tralascio diverse fasi degli anni passati:
- voglio fare la formatrice di Strategie di Comunicazione
- voglio gestire un ristorantino
- voglio fare la logopedista
- voglio fare l'insegnante di Liceo
- voglio fare l'attrice per bambini
- voglio fare la giornalista
- voglio fare la scrittrice di romanzi di successo e di un certo spessore)

E voi? Cioè, sono io rincoglionita o c'è qualcuno che ha ancora dei sogni per quando sarà grande? 
(Ah, dimenticavo che mi sarebbe piaciuto anche fare il recensore di strutture alberghiere per un tour operator internazionale---mi piace vincere facile---ponciponcipopopo).

06/feb/2013

Ciao Mao.

Voglio fissarlo anche qui, questo dolore dolce.
Ciao Mao, sono sicura che da così in alto la tua Nikon scatterà delle foto meravigliose. Che poi lo sai che la Canon avrebbe fatto di meglio...
Ci mancherai, mi mancheranno i nostri battibecchi fotografici. Mi mancherà la tua panzona che ogni tanto spuntava in paese.
Ciao Mao, quest'ultimo clic è il tuo sorriso più bello nel mio cuore.

28/gen/2013

Le case che non conosco

Devo averlo già detto da qualche parte, ma ultimamente sta diventando una fissazione.
Passeggiando almeno due ore al giorno per il paesello, sto esplorando zone dove non capito mai.
Mi fermo come un'ebete rincretinita ad osservare tutte le case che non conosco, le case che sono fuori dai miei percorsi, a cui magari sono passata di fianco solo un attimo di fretta, chennesò, tipo quindici anni fa.
E niente, le guardo, cerco di sbirciare alle finestre, mi immagino il salotto e i comodini delle camere da letto, l'ingresso e il frigorifero, i pavimenti e la trapuntina sul divano.
Mi piace da impazzire. Ogni casa è un film bellissimo.
Chissà se prima o poi avrò il coraggio di suonare a qualcuno: "signora, ma che bella casa, posso dare una sbirciata?".

Devono essere gli ormoni.

31/dic/2012

Aurevoir duemiladodici

Aurevoir, e mica addio. Perchè io, caro il mio duemiladodici, ti terrò così stretto ad atri e ventricoli da portarti sempre con me. Mi hai regalato mio figlio, porcavacca. Che ancora mi perdo a guardarlo per capire se è vero, così meraviglioso nella sua perfezione.
E poi mi hai portato nuove belle amicizie, nuove consapevolezze, nuova forza per andare avanti e recidere qualche cordone ombelicale difettoso.
Aurevoir duemiladodici, che poi avrò per sempre quel sorriso sul basso ventre: firma indelebile e selvaggia del tuo passaggio su di me.

11/dic/2012

Domanda

E' giusto che i bambini seguano il telegiornale e magari vedano immagini di guerre tremende?
Io da piccola guardavo il tg ogni giorno assieme ai miei genitori, e quello che passava ai loro occhi, passava anche ai miei. E Sarajevo col suo sangue me la ricordo bene, per esempio.

No perchè l'altro giorno mi è capitato "cambia, cambia, veloce! che il piccolo non deve vedere la guerra".
Perchè? Non è vita anche quella? E' vero, c'è tempo anche più avanti, ma i bambini sanno assimilare ed accettare più dei grandi.
Sbaglio? Non lo so. Credo che a mio figlio, spiegando coi modi dovuti, farò vedere anche lo scempio che si consuma dietro l'angolo del mondo.
Maya permettendo... che quasi quasi inizio anche a crederci.