25 feb 2014

La zingarella

Da qualche mese, all’ingresso della Coop del mio paesello, c’è una zingarella appoggiata al cestino dei rifiuti. E’ lì quasi tutti i giorni, si guarda intorno, a volte allunga la mano paffuta per chiedere un soldo, ha la voce flebile e i capelli raccolti, sempre un po’ sporchi e ribelli. Le lascio la monetina del carrello, e lo vedo che mi vorrebbe abbracciare, ogni volta, mi guarda come se stesse iniziando a volermi bene.
E’ una ragazza così bella, due occhi neri che sembrano merli spaventati. Sono talmente grandi che faccio fatica a sostenere il suo sguardo, a volte li sento dentro alle mie pupille. Ha qualche anno meno di me, la pelle color delle olive, la pancia morbida di chi ha appena partorito. La sua bimba è nata a settembre, come il mio cucciolo, solo un anno più tardi... la vedo piangere e cercare il seno avvolta in una coperta tutta colorata, in chissà quale roulotte, in chissà quale angolo triste e freddo della mia terra. O forse ha una casa, una casa piccola ma calda. Come vorrei che fosse così. Le chiedo sempre come sta, non risponde, ha bisogno di latte in polvere, di pannoloni, di vestitini. Non le importa se sono rovinati, vanno bene, anche di tre o quattro misure più grandi. 
Oggi mi ha fatto vedere che una signora le ha regalato un vecchio cellulare col suo caricabatterie, a vederlo così avrà avuto almeno quindici anni. Com’era felice! Lo stringeva tra le dita come fosse una farfalla di cristallo. Chissà cosa farà con quel telefono senza scheda. Forse lo userà come giocattolo per la sua bimba, forse lo terrà accanto al letto sognando una chiamata che non arriverà mai, un principe azzurro lontano coi capelli neri e le labbra screpolate.
E’ così bella, così fragile, così piccola. A lei è stata concessa questa vita, e solo questa ha. Appoggiata a un cassonetto, una figlia a casa con chissà quale zia o sorella a farle da balia. Le vorrei dire di stare a casa con la sua creatura, che poi un giorno crescerà e si pentirà di non aver trascorso più tempo con lei. Vorrei anche piangere sulla sua spalla, dirle che se è costretta a stare lì, io la capisco. Che anche io sono in ufficio e piango spesso in bagno perché mi sento nel posto sbagliato.

Ragazza bella, cosa non darei per sapere come stai davvero. Guardo i tuoi occhi neri come merli e spero che un giorno possano volare via  lontano, da qui, da me, dall’immondizia, dall’indifferenza, dalla strada fredda che è il tuo campo di guerra dolorosa, e planare, planare, planare, planare.

6 commenti:

mari da solcare ha detto...

Accidenti ... ho sentimenti simili quando incontro zingarelle palermitane.
Ogni tuo post mi regala un palpito di emozione sincera. Ci incontreremo, prima o poi. Un abbraccio.

Eta ha detto...

Mi fai tirare fuori il labbrone e piangere come una bambina, Calzino.
Quei merli mi pare di averli visti, come scrivi bene quando hai le strette al cuore, Calzino nostro.

Sai, la settimana scorsa finalmente io mi sono fermata a chiacchierare con una donna con un bel cagnolone che aspetta anche lei davanti al supermercato.
La vedevo da mesi, oramai ci riconoscevamo e salutavamo per strada, è sempre allegra e ha un sorriso autentico, ma non mi ero mai fermata, più per caso, per frette particolari ogni volta, o quasi per timidezza, che per altro.

Qui i senzatetto hanno un alloggio che possono pagarsi per poco vendendo una sorta di rivista fatta apposta, su questi temi, e io spero di imparare presto bene l'olandese per comprarla e leggerla.

Il suo cane si chiama "amico" nella sua lingua.

Ci siamo abbracciate.

Credo che un giorno le offrirò un tè da qualche parte… :)


Non annacquare troppo il bagno, Calzino.
Pietro è felice e cresce stupendo, ne sono certa. :)

Ade ha detto...

Mi hai fatto piangere. Sei bellissima. Davvero.

La Princess S. ha detto...

Che poi certe volte ci si lamenta per niente. E ce lo ricordiamo sempre così... bellissimo post.

Baol ha detto...

due occhi neri che sembrano merli spaventati

Questa frase, da sola, vale un mondo. Dico solo questo.

Stefania ha detto...

Una descrizione cosi' realistica che quasi l'ho potuta "vedere" quella donna.