Voglio dire, a tutti, almeno una volta, sarà capitato di cagar le viole con soddisfazione, no?
Un profumino…
Bisogna esserci stati per capire cos’è.
Addormentarsi con la voce impastata di Fidel ogni sera alla televisione, i colori delle case, i volti pacifici e segnati dal sole, le tessere per avere la porzione di cibo della settimana. E’ vero, brandelli di comunismo. Giusto o sbagliato? Però lì nessuno muore di fame, assicurato. L’istruzione funziona a meraviglia. Cose belle, cose brutte. Libertà di pensiero e di parola, poca.
Però c’è la musica, ovunque.
Trafigge, impregna, devasta. Bambini e vecchi decrepiti, tutti hanno in mano uno strumento, tutti ti fanno ballare, per le strade, nei locali, sulla spiaggia. I sapori sono veri, ti sembra di mangiare per la prima volta. I mercati, le vecchie macchine americane degli anni ’60, che ti chiedi come cazzo fanno a camminare ancora. L’aria, il colore del mare, il verde delle foglie degli alberi, che un verde così non l’hai visto mai.
E poi Santa Clara, Ernesto Guevara e il suo Mausoleo, la rivoluzione, la politica, i sogni. Cuba è una lama.