20 giu 2011

Quando muore una bocca

ed è quella di Clarence Clemons, allora ascolti l’assolo di sax di Jungleland di Bruce e senti le gambe di pasta frolla. Quando muore una bocca così, ringrazi le centinaia di ore registrate che quella bocca ce l’hanno ancora, ce l’avranno sempre e la rendono viva nei secoli. Basta un play ed è tutto come prima. Quando muoiono dita sulla chitarra, quando muore una voce, quando muoiono mani su una batteria, allora è lì che attacchi il jack all’ampli della memoria e i pensieri diventano pentatoniche di nebbia.


Addio Big,
not even dead... tonight in jungleland.

4 commenti:

Gio ha detto...

mi piace pensare che i corpi degli artisti non muoiano mai. quando mi ipnotizzo di fronte a un quadro penso che mi trovo nella stessa posizione in cui si trovava che l'ha creato, e sono vertigini

la Volpe ha detto...

comunque sono contento di averlo visto dal vivo :)

Calzino ha detto...

Gio, che bella questa prospettiva. Non ci avevo mai pensato. Ma, come dire, ormai sei la mia musa su tante di quelle cose.

Volpetta, anche io. Indimenticabile.

Mauro'N'B' ha detto...

the music is go[o]d!