29 lug 2011

Dirsi addio

Dopo 4 anni intensi, belli e sofferti è giunto il momento di dirsi addio. Addio alla mia scrivania, ai miei colleghi, alle mie abitudini, culla morbida e rassicurante.
È dura.



27 lug 2011

26 lug 2011

22 lug 2011

Di una serata sui colli

Ieri sera siamo andati con amici in questa bocciofila dispersa sui colli. Abbiamo mangiato gnocco fritto impastato dalle sante zdore bolognesi, litri di sangiovese in caraffe improbabili, cipolle rosa e vassoi di salumi che trasudavano amore. Perchè io li amo i salumi, ognuno di loro ha un carattere, un'identità, un sorriso, e su ognuno riverso emozioni e stati d'animo diversi.
E dopo questa abbuffata su tavoloni con tovaglie di carta e bicchieri colorati di plastica, ci siamo spostati a guardare i vecchi giocare a bocce. E a briscola, a scopa, a rubamazzo. Belli, bellissimi, questi vecchi arzilli che parlano il mio dialetto sbiascicato, che mangiano il cornetto Algida gustandolo a occhi chiusi, come fosse un premio prezioso, che imprecano e scherzano e ridono come se non ci fosse un domani.
Avrei voluto abbracciarli e baciarli e stringerli tutti, prendermi le loro rughe morbide e ripiegarle nel giaciglio più caldo dei miei leggeri trentun anni.

19 lug 2011

e poi pensavo anche che ci sono certe coppie che sembrano disegnate col pennello. Talmente belli, perfetti, chic, complementari, simmetrici e di charme che ti chiedi come mai.
Come un mio vecchio amico di università che si è sposato questa ragazza splendore, coi capelli che sembrano seta, un sorriso che ti ammazza, i vestitini sempre giusti, gli occhioni a palla di balena, il dettaglio perfetto, il costumino che mioddio!, i denti brillanti, maibanalesemprebella. E lui uguale.
Mi fa sempre impressione vedere come certe mele sono state incollate con vinavil ai riflessi di platino e smeraldi.

Sindrome di Stendhal

Ci sono periodi in cui vengo sopraffatta da questo bisogno totalizzante di cose belle. Mi sembra passata una vita intera dall’ultimo film meraviglioso che ho visto. Dove sono finiti i capolavori? Dov’è finita la voglia di raccontare una bella storia che non sia solo effetti speciali e super tope con le tette di fuori? Dove sono i libri che vengono dalla pancia e si collegano direttamente all'ipofisi? Dove sono le esposizioni davvero belle, che mi fanno piangere e rimanere in silenzio per giorni? E la musica? Cosa sto facendo? Sono io che ho spento il radar o stiamo attraversando un periodo di fiacca generale? Perchè la radio ci somministra della merda e noi l’accogliamo in bocca come fosse cacao del Madagascar puro al 90% ? Siamo delle capre che hanno bisogno di stare tutte in fila?

14 lug 2011

Mi fai paura

Ablutofobia: paura di lavarsi o farsi il bagno.

Arachibutyrofobia: paura che il burro d'arachidi si attacchi al palato.

E io che pensavo di essere strana con la mia aerofobia, brontofobia e un accenno di stronzofobia.

13 lug 2011

Abbracciamoci e sogniamo tutti insieme

ditemi dove andate di bello in vacanza.
Che magari bello è anche Montefiascone o Casalecchio di Reno.

12 lug 2011

bribribribrividi

Assistere ad uno dei più grandi tributi jazz della storia: Marcus Miller, Herbie Hancock e Wayne Shorter che fanno i giochi e si divertono e ridono mentre jamsessionano sulle note di quel tesoro meraviglioso chiamato Miles Davis.

Sono ancora a Perugia che godo.



11 lug 2011

Chiusa una porta

C’è stato un periodo in cui bramavo il cambiamento. Lo desideravo, lo imploravo, lo cercavo, lo forzavo, lo rincorrevo a costo di perdere tutto. Un po’ come quelli che ogni anno cambiano paese, lavoro, prospettive, tramonti in cui abbandonare lo sguardo. Cambiare diventa epinefrina sempre pronta all’uso. Un’iniezione dopo i pasti e senti che la vita è infinita.
Poi la stabilità, il desiderio di scavare la forma del proprio corpo nel calco dei giorni e della quotidianità, un po’ come sdraiarsi sulla sabbia rammollita dalle onde. Invecchiare? Maturare? Adattamento? Necessità?

E quando il cambiamento arriva come una sassata, allora prendi una pomata, la spalmi bene sull’ematoma e inizi a coccolare la pelle tumefatta.
Sommersa da quintali di pietre - colpite tutte le persone che amo - gli occhi fanno male a forza di sgranarsi e scrutare soluzioni. Mi chiedo che senso abbiano queste orde di cambiamenti forzati.
E facciamo che questi portoni si aprano, per favore.
Che di porte chiuse in faccia ne abbiamo piena la riserva mnemonica da qui alla fine dei giorni che verranno.

5 lug 2011

Morire 2.0

che già il nome sembra uno scherzo. Se poi vivi a Modena e ti trovi questi manifesti ovunque, allora bè, davvero, hai come l'impressione di essere in un Truman Show lambrusco e tortellini.
Chissà, forse noi moriamo più contenti.

PS: se non fosse chiaro, trattasi di onoranze funebri ultramoderne con possibilità di proiettare filmati, video su youtube, collegamenti a facebook e quant'altro. Cioè, la pubblicità la dice lunga, no?


dalle parole di un quotidiano locale:

E qui arriva la vera e propria chicca, il progetto che più lo ha appassionato: «Ho fatto costruire una sala del commiato, una sorta di cappelletta con tribuna sopraelevata con maxi-schermo e possibilità di collegamento internet via telecamera con tutto il mondo: contiene fino a 700 persone, è completa di organo, pianoforte a coda e arpa. Ed è multireligiosa: qualunque sacerdote di qualunque credo può venire a celebrare il rito funebre con i propri paramenti. Va bene anche per un laico, non ci sono simboli religiosi fissi». Un modo per accontentare i musulmani, che sono sempre più numerosi? Se è per questo Gibellini ha fatto anche di più: «C’è una sala apposita per il lavaggio islamico della salma, con uno spazio all’aperto dove disporre i tappeti verso la Mecca. Vi basta?». L’appuntamento è per i primi di giugno. Si prevede un’inaugurazione ad altissimi livelli. «Ma i prezzi dei miei servizi saranno anche bassi, si adattano a tutte le tasche. E’ vero, ho organizzato i funerali di Luciano Pavarotti e ho in serbo una Maserati adattata a carro funebre per i clienti più esigenti. Ma ho a disposizione formule anche più economiche. E credo di aver fatto un servizio alla mia città: il grado di civiltà si misura anche dal modo in cui si trattano le persone che ci lasciano». 

4 lug 2011

Mi scappa

non la pipì, ma la pazienza.
Datemi almeno un buon motivo per mantenere la calma, non sbroccare, non diventare scurrile, non lasciarmi andare agli istinti primordiali che caratterizzano la natura umana se brutalmente sottoposta a certe situazioni di pericolo.
Datemi un motivo per far vincere l'eleganza sulla cieca forza omicida e sull'istinto che in questi giorni mi pervadono il colon.