Ci sono ancora forme di razzismo del tipo
"se mia figlia mi porta a casa un tizio che ha il cognome che finisce con la "O" io lascio tutti e due fuori dal portone".
L'ho sentito qualche giorno fa in fila alla Coop e volevo rompere sulla testa di quell'idiota la bottiglia di passata di pomodoro che avevo in mano. Chissà cosa direbbe il tizio a mio padre, la cui figlia, addirittura, se ne è portata a casa uno - e l'ha sposato - che ha un cognome che finisce con la "E". Mamma mia, sacrilegio?
Quindi insomma, mi chiedevo, ma dove stiamo andando, se siamo ancora fermi a queste forme di razzismo così grezzo e primordiale? Sarà che sono emiliana e c'è ancora tanto rosso intorno a me (magari se fossi nata e cresciuta nella culla della Padania più incazzata mi farebbe meno impressione), ma non sono abituata a questo tipo di esternazioni. Mi ha fatto tanto male sentire quelle parole, ma tanto, troppo. Mi pento di non avergli detto nulla. Ero troppo paralizzata da questa ignoranza profonda, troppo incredula, troppo a bocca aperta.
E anche adesso che cerco di fare uscire le mie emozioni, sento che le dita si stanno rattrappendo assieme alla speranza di vivere in un mondo migliore e un po' meno ignorante.