31/ott/2011

M'impallino

Ultimamente mi ritrovo a disegnare montagne di palline, pallette, cerchietti.
Parto a grappolo d'uva e senza rendermene conto il foglio si riempie di queste cellette tutte uguali e appiccicate.
O sono pazza, o sono stanca, o come dice internet "disegnare palline è desiderio di affermare e trovare la propria identità". Calzino ha bisogno di capire chi è.

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26/ott/2011

e poi volevo dire che oggi nessuno parla dei morti del nubifragio in Liguria.
Morti e dispersi e già dimenticati.
Perchè ci sono morti più illustri e morti di serie B.
Credo siano gli ormoni ma mi viene molto da piangere.

Ho sposato un terrone, che bello.

Ci sono ancora forme di razzismo del tipo
"se mia figlia mi porta a casa un tizio che ha il cognome che finisce con la "O" io lascio tutti e due fuori dal portone".
L'ho sentito qualche giorno fa in fila alla Coop e volevo rompere sulla testa di quell'idiota la bottiglia di passata di pomodoro che avevo in mano. Chissà cosa direbbe il tizio a mio padre, la cui figlia, addirittura, se ne è portata a casa uno - e l'ha sposato - che ha un cognome che finisce con la "E". Mamma mia, sacrilegio?

Quindi insomma, mi chiedevo, ma dove stiamo andando, se siamo ancora fermi a queste forme di razzismo così grezzo e primordiale? Sarà che sono emiliana e c'è ancora tanto rosso intorno a me (magari se fossi nata e cresciuta nella culla della Padania più incazzata mi farebbe meno impressione), ma non sono abituata a questo tipo di esternazioni. Mi ha fatto tanto male sentire quelle parole, ma tanto, troppo. Mi pento di non avergli detto nulla. Ero troppo paralizzata da questa ignoranza profonda, troppo incredula, troppo a bocca aperta. 
E anche adesso che cerco di fare uscire le mie emozioni, sento che le dita si stanno rattrappendo assieme alla speranza di vivere in un mondo migliore e un po' meno ignorante.

23/ott/2011

Di noi tre

che non è il romanzo di De Carlo, ma una storia molto ma molto più bella.
Ieri noi tre ci siamo conosciute. Anzi, no. Perchè io in qualche modo avevo già imparato a capirle un pochetto e ad amarle, nel corso di questi mesi (anni?). E loro me. 
Ieri ci siamo scoperte.
Ohi, cosa può fare un blog. Sentire le corde ed i pensieri di una persona pur non avendola mai guardata, pur non avendo mai sentito il colore della sua voce.
Un calzino, una Petulia e una Webmamma attorno allo stesso tavolo a mangiare cose buone, a parlare di tutto, anzi oltre il tutto; tre matte dissociate a girare con un tomtom impazzito, mezze perse, mezze perse nelle risate, mezze perse in questa Milano bella, bellissima, per la prima volta densa di significato e stupore.

Giovanna, che è un cigno e un fiume pieno di correnti e un luccichio di consapevolezze e cose belle.
Elena, che è un cartone animato fatto di carne e rughe inesistenti, che ride con gli occhi e ti squaglia i pensieri e ogni difesa.
Di noi tre, io, te e te.
Cosa più grande non c'è.

19/ott/2011

il Limone

Pausa pranzo risicata in centro, cammino veloce e non vedo nulla. Tranne il Limone.
Io sono rimasta sconvolta da questo Limone.
Una coppia sui 50 anni, ferma quasi in mezzo alla strada, con lei che risucchiava le viscere di lui in un bacioconlalingua mozzafiato (letteralmente, probabilmente lui non respirava più). Secondo me gli ha risucchiato anche la bile. Il tempo di passargli di fianco e ho visto 8 metri di materia corporale entrare nella bocca di questo poveretto, lei tutta avvinghiata con la gamba alzata a cercare l’inguine di lui.
Sono rimasta sconvolta.
‘mmmazza che limonata.
(poi dicono che a una certa età la passione si spassiona? ma và.)

17/ott/2011

Zen Circus

Ieri ho scoperto questa canzone degli Zen Circus. 


Al cinismo più bieco e posato
tipo quello da cantautorato
esser stronzi è dono di pochi
farlo apposta è roba da idioti
.


A chi è andato a vivere a Londra
a Berlino, a Parigi, a Milano o Bologna
ma le paure non han fissa dimora
le vostre svolte son sogni di gloria.

A chi critica, valuta, elogia
figli di troppo di madre noiosa
l'arte è pensiero che esce dal corpo
né più né meno come lo sterco.

Alle donne, agli uomini ai froci
vi amo, vi adoro e ricopro di baci
corpi ignudi sgraziati o armoniosi
perdenti per sempre, perfetti per oggi.

A voi che vi piace di farvi fregare
dai nati vincenti, dal navigatore
dalla macchina nuova e dal suo fetore
dalla prova finale, dall'uomo che muore.

14/ott/2011

Quando a volte serve la banalità, ma che cos'è poi la banalità.

Io non sopporto le persone che vogliono fare sempre e comunque le alternative super intellettualoidi. Io non ci credo che ogni tanto non si lascino andare alla lettura di un libro primo in classifica, o alla visione di un programma televisivo stupidotto. Non è obbligatorio, figuriamoci. Ma quelli che sputano sempre sullo zampone coi fagioli per fingere di degustare ogni giorno caviale ed ostriche mi fanno ridere, mi fanno anche un po’ tristezza, mi fanno voglia di urlare che a volte sono anche le piccole cose semplici e banali a farci sentire più leggeri. Quali sono, comunque, le cose banali? Ho confusione.
Perché poi, la cosa più terribile è che ogni tanto ti senti pure in difetto se ammetti di aver guardato una commedia al cinema o se hai trascorso una domenica a grigliare carne e bere vino invece di aver partecipato all’ultimo imperdibile vernissage di minchiaMrJeremyCrowedeiRicchidiSpirito.
Voi e il vostro ostentare. Corro in bagno a vomitare le ossessioni di grandezza, brillantezza, alternatività, super chic, very cool, extra dandy e bla bla bla.

13/ott/2011

Bianchi e neri, soprattutto neri.


Ora, le possibilità che voi alziate il volume e ascoltiate questo meraviglioso Notturno in Mib Maggiore sono molto poche. Ma se lo farete io vorrei guardarvi e sentire il vostro flusso di pensieri squagliati e liquidi come lacrime tiepide.




 
Ho perso la testa. Si chiama Chopin. Fryderyk Franciszek Chopin. 
Che quando lo ascolto mi sento quasi male da quanto mi fa uscire dal mio corpo. Un notturno. Senti come suona, Notturno. Una composizione ispirata alla notte.
Ed eccolo lì, piegato sui bianchi e sui neri alla luce di una candela, con poltrone di velluto e vecchi quadri alle pareti.
Dentro a un Notturno di Chopin c’è un abisso di rivelazioni. Me le vedo tutte, queste note perfette, adagiate su due amanti che si spogliano, incastrate nella lama di un assassino, soffiate su una giornata di pioggia, infilate nel fucile di un soldato. Chiudo gli occhi e vedo un film infinito, docile e crudele e splendidamente notturno. La notte, che bella notte, Fryderyk Franciszek Chopin.

11/ott/2011

Per un giorno


Se potessi essere nella pelle di qualcun’altro per un giorno intero, da mezzanotte a mezzanotte, sono indecisa tra:

  • una grande rockstar (tipo Eddie Vedder o David Bowie) nel giorno di un concerto, per vedere l’effetto che fa sentire una canzone urlata a memoria con dovizia ed amore da migliaia di persone;
  • un uomo in generale, per vedere l’effetto che fa fare la pipì con quel coso penzolante, o per capire il flusso di pensieri che ti coglie quando per strada passa un bel paio di tette;
  • un albero, al vento, alla pioggia, al sole, coi nidi sui rami e gli uccelli che ti scambiano per casa;
  • una modella super gnocca, alta due metri, con un corpo perfetto, per vedere l’effetto che fa guardarmi e rimirarmi allo specchio e compiacermi e pensare che sono la più bella della terra;
  • un pittore di quelli bravi, per vedere l’effetto che fa avere nelle mani quello che si ha negli occhi;
  • Silvio Berlusconi, per dimettermi e sparire sull’isola deserta con Elvis, Marilyn e Michael Jackson;
  • qualsiasi altro potente della terra, per vedere l’effetto che fa avere in mano le sorti del mondo. E magari proverei a cambiarle;
  • uno scrittore premio Nobel che conclude le ultime righe del suo capolavoro e porta il manoscritto al suo editor;
  • un degustatore dei piatti più buoni del mondo in un contest internazionale per scegliere il cuoco dei cuochi;
  • un pilota di aerei della Lufthansa, per vedere l’effetto che fa godersi un volo in prima linea senza tachicardia-sudori-tremori.

Mi fermo perché vorrei essere tutto e tutti, seriamente.
E voi?



07/ott/2011

Immobile

Se c’è una cosa che mi fa sentire piccola e secca in questo mondo gigante è toccare coi pensieri e con le mani il vero senso di impotenza. Vergine, pieno, totale e svilente. Quando vorresti aiutare una persona ma non puoi, non puoi, non puoi, proprio non puoi farlo.
Gli eventi sono più grandi del potere che hai o che vorresti avere. I fatti vanno dritti lisci per la loro strada e tu sei solo un sassolino che si può schivare facilmente scagliandolo al lato del sentiero. Io mi sento male quando non posso fare niente per le persone che amo. Lo so che non sono il salvatore dell’universo – e meno male, che farei dei casini inauditi – però sono una persona buona del cazzo e mi toglierei una gamba per vedere aprirsi un sorriso che stavo aspettando.
Cosa devo fare allora? Stare in un angolo e aspettare?
Cosa si deve fare quando non puoi fare niente?

05/ott/2011

Wiki perdio!


E adesso c’è anche il rischio che ci tolgano Wikipedia. La nostra migliore amica. E non ditemi che non è così. Wiki è una manna, Wiki è una mamma. Lei lo sa sempre, lei ti abbraccia quando ti annoi, lei è affidabile e discreta. Sempre.
Ma poi stiamo qui a parlare di Amanda e Sollecito e Parolisi e l’ultimo programma della Barbara d’Urso che è uguale a quello di chi sa chi su Rai 1?

Vi prego facciamo qualcosa.
Io i miei figli in questa pattumiera di paese non li voglio far crescere.