Ringrazio le riflessioni di
D’Aria che mi hanno portata qui.
Oggi il solo suono della parola
accondiscendenza mi produce conati di vomito e picchi di temperatura. E così anche
condiscendente, comprensivo, indulgente, tollerante.
Ma più di tutti sono incazzata nera con l’accondiscendenza eccessiva, la carineria, le farfalle che volano, pizzi e merletti.
Sono incazzata con tutti, anche con il nostro Presidente del Consiglio, di cui il solo digitare il nome mi fa infuocare la tastiera; sono furente con la totale assenza di impermeabilità del mio io in queste giornate di nebbia.
E a proposito di nebbia, ieri sera ho guidato per 30 km in un muro bianco di condensa, è stato giocare a mosca cieca, giuro, il vuoto percettivo. C’eravamo io e lei, la nebbia, di cui conosco così bene ogni reazione da volerle quasi bene. Poi il suo odore mi eccita. Chiedilo a un pugliese, chennesò, o a un romano. Mica la possono amare la nebbia loro.
Oggi sono sulle montagne russe. Anzi, sulle montagne risse.
Sono proprio incazzata.