Ma perchè al giorno d'oggi ci sono ancora persone favorevoli alla pena di morte?
Un amico posta su facebook l'immagine di due ragazzi che maltrattano un cucciolo di cane e condisce l'immagine con "so che verrò criticato ma io, seriamente, questi qui li ucciderei".
Dai no, per favore. Il discorso è vecchio come il cucco.
Eppure di gente favorevole alla morte per stupratori, assassini, pedofili e questi maltrattatori di cuccioli ce n'è ancora. E a me viene solo da vomitare.
29 nov 2011
24 nov 2011
Le ferie, il cambiamento e il PIEEEEE
Scrivo letteralmente stravaccata sul mio divano, sommersa dalla fida copertina fuxia che a breve mi farà raggiungere una temperatura corporea di 50° centigradi. Non si sta poi micca male, in effetti.
Se solo non fosse che questi giorni di ferie finiranno. Finiranno e porteranno all'inizio di un nuovo lavoro. L'ennesimo. Se dovessi raccontarvi le mie vicissitudini lavorative degli ultimi sei mesi credo che non ci credereste. C'è di buono che nonostante la crisi terribile e devastante, io di offerte ne ho avute. E quella che partirà l'1 dicembre è davvero pazzesca. Inizierò un lavoro stimolante, molto stimolante, forse un po' pesantino psicologicamente, a dirla tutta. Ma non vedo l'ora: è stato una sorta di regalo celestiale. E così sia. Me lo godo e mi ci butto come se dovessi affondare un dito nella panna montata. Plooop. In bocca al lupo a me.
Comunque, dicevo.
Sono stravaccata sul divano in preda all'iperattivismo che contraddistingue i primi giorni di ferie dopo un periodo di duro lavoro. Leggo scrivo mangio dormo faccio faccio faccio non-faccio non-faccio non-faccio.
Pacchia.
Poi marito mi infila nella testa il PIEEEEEE.
Me lo scrive all'improvviso, in chat, dall'ufficio. Così, in mezzo ad una conversazione. Bam!
Inizia a scriverlo. PIIIEEEEE. PIIIEEEEE. PIIIEEEEE.
PIEEEE.
PIEEEE è il verso di un uccello che staziona ogni estate in uno dei giardini qui intorno. Fa proprio PIIIIEEEEEE PIEEEEE PIEEEEEE. Ci penetra nei padiglioni ogni mattina.
E così marito mi fa: "ma non ti manca il PIEEEEE"? Bah, considerando che era diventato uno dei tormentoni del nostro viaggio di nozze (lo dicevamo in continuazione), bè, in un certo senso era come se non fosse mai sparito dalla mia testa.
"Ma che uccello sarà mai il PIIIEEE? Perchè non controlli in questo database?"
E mi passa il link.
Ok, non ho nulla da fare e lo ammetto: è mezz'ora che ascolto versi di uccelli di ogni genere, dimensione e provenienza.
Temo che tra un po' la vicina ottantenne verrà a chiedermi se ho dato disponibilità alla Lipu per uno dei suoi meeting.
PIEEEEEE.
Se solo non fosse che questi giorni di ferie finiranno. Finiranno e porteranno all'inizio di un nuovo lavoro. L'ennesimo. Se dovessi raccontarvi le mie vicissitudini lavorative degli ultimi sei mesi credo che non ci credereste. C'è di buono che nonostante la crisi terribile e devastante, io di offerte ne ho avute. E quella che partirà l'1 dicembre è davvero pazzesca. Inizierò un lavoro stimolante, molto stimolante, forse un po' pesantino psicologicamente, a dirla tutta. Ma non vedo l'ora: è stato una sorta di regalo celestiale. E così sia. Me lo godo e mi ci butto come se dovessi affondare un dito nella panna montata. Plooop. In bocca al lupo a me.
Comunque, dicevo.
Sono stravaccata sul divano in preda all'iperattivismo che contraddistingue i primi giorni di ferie dopo un periodo di duro lavoro. Leggo scrivo mangio dormo faccio faccio faccio non-faccio non-faccio non-faccio.
Pacchia.
Poi marito mi infila nella testa il PIEEEEEE.
Me lo scrive all'improvviso, in chat, dall'ufficio. Così, in mezzo ad una conversazione. Bam!
Inizia a scriverlo. PIIIEEEEE. PIIIEEEEE. PIIIEEEEE.
PIEEEE.
PIEEEE è il verso di un uccello che staziona ogni estate in uno dei giardini qui intorno. Fa proprio PIIIIEEEEEE PIEEEEE PIEEEEEE. Ci penetra nei padiglioni ogni mattina.
E così marito mi fa: "ma non ti manca il PIEEEEE"? Bah, considerando che era diventato uno dei tormentoni del nostro viaggio di nozze (lo dicevamo in continuazione), bè, in un certo senso era come se non fosse mai sparito dalla mia testa.
"Ma che uccello sarà mai il PIIIEEE? Perchè non controlli in questo database?"
E mi passa il link.
Ok, non ho nulla da fare e lo ammetto: è mezz'ora che ascolto versi di uccelli di ogni genere, dimensione e provenienza.
Temo che tra un po' la vicina ottantenne verrà a chiedermi se ho dato disponibilità alla Lipu per uno dei suoi meeting.
PIEEEEEE.
22 nov 2011
Follie in tempo di crisi
comprare 4 biglietti per il concerto dei Radiohead: 2 a Bologna in Piazza Maggiore e 2 a Firenze.
Alla faccia.
E voi? Follie?
Alla faccia.
E voi? Follie?
21 nov 2011
L'abominevole fame premestruale
(e poi diteci che è facile esser donna).
Almeno dieci giorni prima dell'arrivo del ciclo senti che il tuo stomaco diventa una borsina di plastica espandibile all'infinito, tipo che puoi riempirla con foche, pinguini e alligatori del Madagascar ma ci sarà sempre un posticino anche per un cappone o un cinghiale in salmì.
Fai colazione - abbondante - poi ti metti in macchina, arrivi in ufficio e inizi a cercare con gli occhi qualcosa che sia anche solo in minima parte commestibile. Addenteresti la pinzatrice o i post-it con un spalmato po' di inchiostro (mmmm buoni!), poi all'ultimo ripieghi su un pacchetto di crackers aperto da 5 giorni, che una spugna da bagno sarebbe più croccante. Poi è la volta della caramella, anzi, anche tre o quattro. Hai il sacchettone di quelle miste e ripiene, e ovviamente sono rimaste solo quelle che non vuole nessuno, di solito al cioccolato o alla crema di vaniglia. Abominevoli, che nemmeno negli anni '80. Dopo le caramelle un pacchettino di chewing-gum, possibilmente alla frutta o comunque molto dolci, perchè hai l'illusione di riempire di più quella cosa senza una fine che è il tuo stomaco. (Una volta, dopo averne tranguigiato una confezione intera, ho sperimentato quei famosi effetti lassativi riportati sulla confezione. Ma la fame non si placò nemmeno in quel caso: credo di aver mangiato qualcosa pure sul water).
A pranzo il cibo non basta mai, anche se sei piena come un uovo senti l'ormone che urla "ANCORA ANCORA ANCORA, VECCHIA CIABATTA! PUOI FARE DI MEGLIO!".
Caffè, biscottino, merendinda delle 15.00, delle 16.00, delle 17.00. Poi arrivi a casa e apri il frigo e ti butti su qualsiasi vasetto che vedi (olive sottaceti marmellata pomodori secchi salsa tartara carciofini yogurt acciughe) e magari su quel pezzo di taleggio aperto dal 2005.
Ah che meraviglia, ceni come se non ci fosse un domani e prima di andare a letto ecco che arriva la tisana digestiva con miele, spruzzatina di cannella e magari anche merendina di contorno.
E il giorno dopo è uguale, e quello dopo ancora idem, e ancora ancora ancora, finchè l'amico ormone si palesa e crepi sul letto in preda al dolore più agghiacciante.
Evviva.
Almeno dieci giorni prima dell'arrivo del ciclo senti che il tuo stomaco diventa una borsina di plastica espandibile all'infinito, tipo che puoi riempirla con foche, pinguini e alligatori del Madagascar ma ci sarà sempre un posticino anche per un cappone o un cinghiale in salmì.
Fai colazione - abbondante - poi ti metti in macchina, arrivi in ufficio e inizi a cercare con gli occhi qualcosa che sia anche solo in minima parte commestibile. Addenteresti la pinzatrice o i post-it con un spalmato po' di inchiostro (mmmm buoni!), poi all'ultimo ripieghi su un pacchetto di crackers aperto da 5 giorni, che una spugna da bagno sarebbe più croccante. Poi è la volta della caramella, anzi, anche tre o quattro. Hai il sacchettone di quelle miste e ripiene, e ovviamente sono rimaste solo quelle che non vuole nessuno, di solito al cioccolato o alla crema di vaniglia. Abominevoli, che nemmeno negli anni '80. Dopo le caramelle un pacchettino di chewing-gum, possibilmente alla frutta o comunque molto dolci, perchè hai l'illusione di riempire di più quella cosa senza una fine che è il tuo stomaco. (Una volta, dopo averne tranguigiato una confezione intera, ho sperimentato quei famosi effetti lassativi riportati sulla confezione. Ma la fame non si placò nemmeno in quel caso: credo di aver mangiato qualcosa pure sul water).
A pranzo il cibo non basta mai, anche se sei piena come un uovo senti l'ormone che urla "ANCORA ANCORA ANCORA, VECCHIA CIABATTA! PUOI FARE DI MEGLIO!".
Caffè, biscottino, merendinda delle 15.00, delle 16.00, delle 17.00. Poi arrivi a casa e apri il frigo e ti butti su qualsiasi vasetto che vedi (olive sottaceti marmellata pomodori secchi salsa tartara carciofini yogurt acciughe) e magari su quel pezzo di taleggio aperto dal 2005.
Ah che meraviglia, ceni come se non ci fosse un domani e prima di andare a letto ecco che arriva la tisana digestiva con miele, spruzzatina di cannella e magari anche merendina di contorno.
E il giorno dopo è uguale, e quello dopo ancora idem, e ancora ancora ancora, finchè l'amico ormone si palesa e crepi sul letto in preda al dolore più agghiacciante.
Evviva.
17 nov 2011
mi annoio
e credo che oggi potrei scrivere 1 post ogni 10 minuti dicendo un sacco di cazzate
(si accettano passatempi, anche stupidi)
(si accettano passatempi, anche stupidi)
Narrativa o saggistica?
No perchè, vedete, ultimamente da certe persone vengo guardata un po' di traverso quando affermo di amare profondamente la narrativa, di avere bisogno, ogni tanto, di decollare e stare in volo per un po' con la testa.
"Ma come?!" alla tua età ancora fantasia?
Ehm, anche si.
Perchè io la saggistica la sento un po' nemica, come bere lo sciroppo per la tosse.
Però, insomma, se qualcuno ha qualche bel titolo imperdibile sono pronta anche a mandare giù l'amaro liquidino fingendo che abbia il gusto buono di ciliegia.
"Ma come?!" alla tua età ancora fantasia?
Ehm, anche si.
Perchè io la saggistica la sento un po' nemica, come bere lo sciroppo per la tosse.
Però, insomma, se qualcuno ha qualche bel titolo imperdibile sono pronta anche a mandare giù l'amaro liquidino fingendo che abbia il gusto buono di ciliegia.
Quando le cose funzionano
come stamattina: solo 12 minuti per fare il prelievo del sangue.
Un anno fa la media di attesa sfiorava le due ore.
E allora dico: ogni tanto le cose funzionano.
Evviva le gestione dell'AUSL modenese, evviva i piccoli pezzettini di buona sanità in mezzo a quel mare di m. in cui galleggiamo.
Un anno fa la media di attesa sfiorava le due ore.
E allora dico: ogni tanto le cose funzionano.
Evviva le gestione dell'AUSL modenese, evviva i piccoli pezzettini di buona sanità in mezzo a quel mare di m. in cui galleggiamo.
14 nov 2011
5 in italiano
5 IN ITALIANO?!?!
Cioè, tu, nipote di una donna di lettere e parole, hai preso 5 in italiano?!
Madonna stava per venirmi l'orticaria fulminante.
8 e mezzo in francese
9 in inglese
8 in matematica
e 5 in italiano.
Mio nipote ha preso 5 in italiano per eccesso di errori ortografici (e secondo me anche perchè ha una scrittura abbastanza asciuttina, tipo ristretto di pomodoro passato di cottura).
Ma una zia ha il diritto di incazzarsi come una pantera per i voti di suo nipote?
Dove si ferma il ruolo di un genitore e dove inizia quello di una zia?
Dai, in prima media 5 in italiano ci sta come Berlusconi in politica.
E' sbagliato!
Vado a fare una preghiera per le doti narrative di mio nipote.
Cioè, tu, nipote di una donna di lettere e parole, hai preso 5 in italiano?!
Madonna stava per venirmi l'orticaria fulminante.
8 e mezzo in francese
9 in inglese
8 in matematica
e 5 in italiano.
Mio nipote ha preso 5 in italiano per eccesso di errori ortografici (e secondo me anche perchè ha una scrittura abbastanza asciuttina, tipo ristretto di pomodoro passato di cottura).
Ma una zia ha il diritto di incazzarsi come una pantera per i voti di suo nipote?
Dove si ferma il ruolo di un genitore e dove inizia quello di una zia?
Dai, in prima media 5 in italiano ci sta come Berlusconi in politica.
E' sbagliato!
Vado a fare una preghiera per le doti narrative di mio nipote.
13 nov 2011
Anti-ansia
Scaravoltare l'armadio, eliminare vestiti, preparare sugo di pomodoro con almeno otto cipolle da tritare, pulire il water, pulire il bagno in generale, sgranocchiare patatine, mettermi lo smalto sulle unghie, passare lo swiffer anche in terrazza, fare lunghe docce bollenti, chiamare al telefono persone a caso, pettinarmi i capelli, sistemare il frigo, tediare la Betta, tediare l'Alessia, tediare la Simona, tediare mio marito, piangere un po', assecondare insensati attacchi di ridarola, strizzarmi i punti neri, bere la tisana calmante, ordinare le scarpe, sistemare le foto, ordinare il pc, scrivere un post.
Oggi ho praticamente messo in atto il 90% di questi rimedi da schizofrenica ma mi sento ancora un bradipo stitico a cui hanno chiesto di fare una bella corsetta.
Ansiaaa.
Oggi ho praticamente messo in atto il 90% di questi rimedi da schizofrenica ma mi sento ancora un bradipo stitico a cui hanno chiesto di fare una bella corsetta.
Ansiaaa.
10 nov 2011
Testagrossa e Senzadenti
Sono i due gatti randagi del quartiere che stazionano almeno
15 ore al giorno esattamente sotto la finestra di un appartamento al primo
piano del palazzo di fronte, dove vive un’adorabile badante bionda che li sfama
un paio di volte al giorno.
Testagrossa ha una zucca enorme: sembra un micio con la
testa di un panda. Fa così ridere che ancora non mi abituo alla sua presenza.
E’ bianco e nero, sporco, pelo arruffato e infangato, un occhio un po’
strabico. E la testa sproporzionata, devo fargli una foto prima o poi, sembra
un esperimento di laboratorio.
Senzadenti invece è una micia tutta nera, con la coda
mozzata, sdentata come una vecchia anziana d’altri tempi. A lei bisogna sempre
tritare tutto fine fine perché non riesce a masticare nulla. E’ di una dolcezza
disarmante, ha i riflessi rallentati e rischio di investirla ogni volta che mi
metto in macchina per andare da qualche parte.
Testagrossa e Senzadenti sono sempre insieme. Chissà se si
amano segretamente in qualche stradina buia o in qualche filare di pere
dell’Emilia nei campi lì vicino. Chissà se invece lei è innamorata pazza e lui
la snobba. Chissà se parlano, e cosa si dicono. Chissà cosa sarebbe di uno
senza l’altro. Chissà cosa pensano di noi, che corriamo, sbuffiamo, andiamo,
veniamo, parcheggiamo, saliamo e scendiamo.
Ci è stata data una sola possibilità: loro liberi e noi
sempre un po’ meno.
9 nov 2011
Vegani
Io non ce la farei mai.
Io non li capisco nemmeno troppo, i vegani.
Forse mi hanno infilato nella testa questa convinzione anni '80 che per stare bene bisogna mangiare un po' di tutto. Da qui alle questioni animaliste c'è un oceano di serietà, convinzioni, cuore ed anima che io probabilmente non ho maturato e non maturerò mai.
Chissà dove sta il giusto*.
poi insomma, a me mi piacciono il filetto di manzo, la salsiccia, il branzino, il burro, l'ossobuco e tutte quelle cose lì.
Faccio schifo.
*ma soprattutto, chissà dove sta il gusto.
8 nov 2011
Chez moi
(che non è "cazzi miei", per chi non sapesse il francese).
A casa mia c'è sempre un gran via vai di gente.
La media di cene settimanali con ospiti è tre. Quindi ci sono settimane in cui ne abbiamo una e settimane in cui ne abbiamo cinque. Mi chiedo come faccia mio marito a sopportare tutto sto bailamme. Però ci piace. Ci piace sentire che alla nostra casa vogliono tutti bene, ci piace stare ore a cucinare, bere, parlare e giocare con le decine e decine e decine e decine di giochi di società che ci riempiono la mansarda.
Casa Calzino è così. Un nido per noi due, un nido per le persone a cui vogliamo bene.
Chez moi, un lusso semplice a cinque stelle. Facciamo anche sei.
6 nov 2011
Con un poco di Zucchero
Mio padre ha la quinta elementare.
Ha sempre fatto il vetraio e ha queste manone grandi, davvero enormi, tatuate con centinaia di disegni indelebili che parlano di tagli, ferite, schegge, sfregi. Il vetro è la sua vita.
Mio padre è una persona semplice, che ha patito la fame nella sua infanzia. Chissà cosa vuol dire avere fame. Non il languorino dopo qualche ora di stomaco vuoto: la fame, quella tremenda e profonda del dopoguerra. O chissà cosa vuol dire giocare con una palla fatta di vecchi elastici e spago. L'unico gioco della sua vita che riesce a ricordare. Chissà cosa vuol dire vedere il mare a diciassette anni per la prima volta. Lui dice che non credeva a quella infinita distesa d'acqua che gli occhi non riuscivano a contenere. Non ci credeva.
Mio padre non ha cultura. La domenica legge Il resto del Carlino, la sera si incanta davanti ai programmi di Rai Uno, dopo aver passato almeno due ore a curare le piante e i fiori del suo giardino. Credo che gli manchi molto la campagna. Mio padre ama viaggiare, amava viaggiare. Eh, l'età, la crisi, le energie. "Viaggia tu che hai ancora il mondo in mano".
Mio padre ascolta Radio Bruno; impazzisce per i brani primi in classifica, per la musica italiana che a me provoca nausea. Ha sempre avuto il sogno di vedere un opera, di quelle "con le musiche famose": qualche anno fa gli ho regalato i biglietti per l'Aida. Che occhioni grandi che aveva quando mi raccontava di tutte quelle scenografie e i cavalli, e l'Arena di Verona e tutta quella gente elegante e la musica forte e la brezza di settembre e i cori, mamma mia i cori.
Mio padre non è mai stato ad un concerto. Che a volte avrei voluto avere un papà sessantottino con la passione per Peter Gabriel o i Genesis o i Pink Floyd o qualsiasi altro gruppo che fa sempre molto figo.
E invece no: Zucchero Adelmo Fornaciari. Il suo sogno. Zucchero.
Oggi gli ho dato in mano due biglietti nuovi e rilucenti e lui mi ha guardato così felice, così felice.
Piango se penso al suo sorriso e alla voce tremolina. E' così sensibile papà Calzino, è un panino farcito di cose buone e generosità senza riserve.
Il suo primo concerto.
Zucchero tutto per te, amore mio papà, pensa che bello quando la tua voce inseguirà la sua.
Ho sempre un pó di Blues
in fondo agli occhi
c'è sempre un pó di blu
in questo cielo
Ho sempre un pó di Blues per te
c'è sempre un pó di Blues nel mio sorriso
in fondo agli occhi
c'è sempre un pó di blu
in questo cielo
Ho sempre un pó di Blues per te
c'è sempre un pó di Blues nel mio sorriso
4 nov 2011
Smettila di pensare, smettila di pensare
"Se mai dovessi iniziare a prendere le cose troppo sul serio, ricorda che siamo solo scimmie parlanti su una navicella spaziale organica che vola attraverso l'universo".
3 nov 2011
Lo ammetto:
- non ho mai visto Star Wars
- e nemmeno Il Padrino
- e neanche un film intero di Totò o Alberto Sordi
Però nel mio bagaglio culturale vanto delle chicche. Lo giuro.
Calzino diciottenne
Dovete sapere che io ho trentun anni anni ma, seriamente, ne
dimostro tipo… diciotto. Negli Stati Uniti stavano per buttarmi fuori da un
locale perché ritenevano che non avessi nemmeno sedici anni. Con sguardo
minaccioso mi hanno chiesto un documento d’identità. Dopo averlo consultato l’agente
ha perso tre toni di colore dal viso: “I’m so sorry, so sorry. You look like a
teenager. You have a great DNA!”
Ah che bello! Direte voi.
Insomma, mica tanto.
Uno degli aspetti che ne risente di più è la mia credibilità.
Sul lavoro, ad esempio: sembro sempre questo folletto piccolino e arzillo, la
perenne stagista, un grillo che ha appena discusso la tesi davanti alla
commissione e che saltella da un lavoro all’altro con il piglio di una bimbetta.
Oh santoddio come ammiro le mie coetanee tutte impostate,
belle e alte e col viso un po’ più maturo. Ogni tanto cerco di imitarle. Nella
postura, nello sguardo, nel modo di gesticolare. Niente. Al massimo guadagno un
paio d’anni. Con queste tette da donna, il sorriso da donna, la voce da donna.
Il look da donna. Mi manca tutto. Mi manca proprio tutto.
Niente, ho finito.
Volevo solo lamentarmi un po’ su questa sindrome da perenne diciotto.
Sipario.
2 nov 2011
E quindi?
Le borse crollano, il paese è allo sfascio. Lo vedo
sfaldarsi e perdere i pezzi: via il tacco, una crepa nel mezzo, la punta a
puttane (letteralmente?). E noi ridiamo, viviamo, scriviamo cazzate sui social
network, condividiamo canzoni e facciamo finta di niente. Perché gli effetti
immediati non ci sono, non li sentiamo, e chissenefrega. La vita d’altronde
continua.
Ma poi? Chiedo per davvero a tutti voi: e poi? Il futuro è un tunnel?
Il futuro è un burrone? Che cos’è il futuro? Perché siamo arrivati fin qui?
Rimaniamo nella beata ignoranza della quotidianità che scorre e ci culla?
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