29/nov/2010
24/nov/2010
Domani
si chiude la baracca per un po' e si va a Marrakech.
Consigli, suggestioni, dritte, pomodori in faccia?
Consigli, suggestioni, dritte, pomodori in faccia?
23/nov/2010
Sull’importanza della parte giusta
Quando sei ancora una blastula e la testa dello spermatozoo si è appena infilata in quella calda pagnottella morbida e gommosa chiamata cellula uovo, ecco, lì, in quella fase, ancora non sai chi sarai, dove nascerai, che odore avrà il telo che ti avvolgerà quando la tua pelle sottile sarà tutta zuppa di sangue. Una foglia di banano, un morbido cotone sterilizzato, terra rossa e sporca, juta grezza rubata ad un sacco di patate. Chi lo sa.
Mentre sei zigote, morula, blastula, gastrula e poi un robetto con le mani e i capelli e i polmoni già formati, forse già lo capisci se mangi a sufficienza e nella cannuccia arriva dritto dritto una calda tagliatella al ragù, petto d’anatra e uno sfilatino con la mortadella di Bologna, o se la cannuccia si ottura con riso bianco ogni santo giorno, e quando è festa un pezzetto di pesce con qualche chicco di spezia fresca.
Ieri guardavo questo ragazzo di colore, nato dalla parte sbagliata del mondo.
E’ sbagliata, di sicuro, perché lui ha scelto di cambiarla, ed è qui, in mezzo a noi che invece ci rotoliamo nella parte giusta. Che chissà se è giusta, poi.
Allora ho pensato che vorrei prendere il mondo tra le mani, capovolgerlo come se fosse una di quelle palle souvenir con la neve dentro, e ribaltarci tutti nell’emisfero nord.
Così, per essere tutti dalla parte giusta, magari a testa in giù e con la nausea, ma tutti qui.
Mentre sei zigote, morula, blastula, gastrula e poi un robetto con le mani e i capelli e i polmoni già formati, forse già lo capisci se mangi a sufficienza e nella cannuccia arriva dritto dritto una calda tagliatella al ragù, petto d’anatra e uno sfilatino con la mortadella di Bologna, o se la cannuccia si ottura con riso bianco ogni santo giorno, e quando è festa un pezzetto di pesce con qualche chicco di spezia fresca.
Ieri guardavo questo ragazzo di colore, nato dalla parte sbagliata del mondo.
E’ sbagliata, di sicuro, perché lui ha scelto di cambiarla, ed è qui, in mezzo a noi che invece ci rotoliamo nella parte giusta. Che chissà se è giusta, poi.
Allora ho pensato che vorrei prendere il mondo tra le mani, capovolgerlo come se fosse una di quelle palle souvenir con la neve dentro, e ribaltarci tutti nell’emisfero nord.
Così, per essere tutti dalla parte giusta, magari a testa in giù e con la nausea, ma tutti qui.
22/nov/2010
Amica 3: Paperoga
E’ l’Antonella, che noi spesso chiamiamo Anto o Nella, ma anche papera o paperoga - lontani riferimenti al soprannome che lei dava a suo marito, e che per osmosi si è spostato su di lei.
La parte (quasi) più chic del gruppo, che in bagno ha un completo di asciugamani intimi super griffati, la casa tutta in ordine, le tende inamidate, mille creme e cremine per ogni parte del corpo, un figlio meraviglioso di pochi mesi che sembra plasmato con la creta tanto è bello e perfetto.
Così fragile, però, sottile come un calice appena soffiato, così timorosa, così in balìa delle correnti esterne. Non dimenticherò mai, durante il nostro viaggio più bello, tutte insieme a Barcellona, il suo sfogo durante una “balla triste”. Con otto litri di birra nella pancia lei piangeva, e piangeva e piangeva e le colava il moccio dal naso e dentro il boccale… e noi, tutte ubriache, a farci contagiare dalle sue lacrime così vere, quasi a piangere con lei.
Perché noi la veneriamo la Paperoga, è quella a cui non neghi mai un abbraccio, è quella che che si infila dentro al collo per darti un abbraccio, è quella che ti sorride con le fossette agli angoli della bocca, sempre.
Un po’ svampita, spesso la vedi galleggiare sulle sue nuvole fatte di chissà che.
E sai che lì, proprio lì, si sta dondolando tra i suoi ninnoli, una culla di pensieri dormienti di natura variabile. E ogni tanto si addormenta, anche. E’ affetta da piombite, diciamo noi.
La guardi, sorridi, e sai che non vorresti svegliarla mai tanto è bella e speciale e perfetta così.
La parte (quasi) più chic del gruppo, che in bagno ha un completo di asciugamani intimi super griffati, la casa tutta in ordine, le tende inamidate, mille creme e cremine per ogni parte del corpo, un figlio meraviglioso di pochi mesi che sembra plasmato con la creta tanto è bello e perfetto.
Così fragile, però, sottile come un calice appena soffiato, così timorosa, così in balìa delle correnti esterne. Non dimenticherò mai, durante il nostro viaggio più bello, tutte insieme a Barcellona, il suo sfogo durante una “balla triste”. Con otto litri di birra nella pancia lei piangeva, e piangeva e piangeva e le colava il moccio dal naso e dentro il boccale… e noi, tutte ubriache, a farci contagiare dalle sue lacrime così vere, quasi a piangere con lei.
Perché noi la veneriamo la Paperoga, è quella a cui non neghi mai un abbraccio, è quella che che si infila dentro al collo per darti un abbraccio, è quella che ti sorride con le fossette agli angoli della bocca, sempre.
Un po’ svampita, spesso la vedi galleggiare sulle sue nuvole fatte di chissà che.
E sai che lì, proprio lì, si sta dondolando tra i suoi ninnoli, una culla di pensieri dormienti di natura variabile. E ogni tanto si addormenta, anche. E’ affetta da piombite, diciamo noi.
La guardi, sorridi, e sai che non vorresti svegliarla mai tanto è bella e speciale e perfetta così.
19/nov/2010
Voglio Calvin & Hobbes alla Presidenza del Consiglio
18/nov/2010
Il faro
17/nov/2010
Dio c'è
Come nel retro dei cartelli stradali degli anni ‘80.
(PS: or ora mi documento. Gira la voce (stronzata?) che proprio negli anni '80 quelle scritte sui cartelli significassero che nei dintorni c’era spaccio di droga.
Ecco, io non intendevo quello. Solo che dio c’è.
La mia capacità di incartarmi a volte è proverbiale.)
(PS: or ora mi documento. Gira la voce (stronzata?) che proprio negli anni '80 quelle scritte sui cartelli significassero che nei dintorni c’era spaccio di droga.
Ecco, io non intendevo quello. Solo che dio c’è.
La mia capacità di incartarmi a volte è proverbiale.)
16/nov/2010
Le pere
Non le mie, esse sono trascurabili.
Le pere vere, intendo.
Ieri ne ho comprate tre perché io non mangio frutta, e se non mangi frutta, dicono, hai più probabilità di fare amicizia con un tumore. E così sono partita con le pere, in questa nuova avventura. C’è un problema però.
Ho mangiato la prima e ora sento l’intestino in lieve e costante aumento di borbottii e scoppiettii.
Domani provo coi mandarini, senza semi, che di quelli ce n’è abbastanza in giro, sembra. Se poi nei bassi fondi continua la guerra, allora c'è sempre il panino col prosciutto, quello magro.
Certezze.
Le pere vere, intendo.
Ieri ne ho comprate tre perché io non mangio frutta, e se non mangi frutta, dicono, hai più probabilità di fare amicizia con un tumore. E così sono partita con le pere, in questa nuova avventura. C’è un problema però.
Ho mangiato la prima e ora sento l’intestino in lieve e costante aumento di borbottii e scoppiettii.
Domani provo coi mandarini, senza semi, che di quelli ce n’è abbastanza in giro, sembra. Se poi nei bassi fondi continua la guerra, allora c'è sempre il panino col prosciutto, quello magro.
Certezze.
11/nov/2010
Emilia Country
Via Emilia, come ogni mattina: la guardo, mi viene da vomitare. E così il volante gira da solo, taglio per la campagna, anche se in realtà così facendo allungo il brodo di vari chilometri e minuti.
Ecco, penso, questo è ciò che sono. Questa campagna in cui la linea dell’orizzonte è talmente bassa da pestarla con i piedi, questi campi arati in cui non trovi un’inclinazione collinare nemmeno a guardarli a testa in giù. Questo tono di grigio che quando si mischia col sole quasi senti l’odore delle prugne tutto l’anno. I maiali, le vacche, le stalle così belle che ci vedo solo dei possibili set fotografici.
Quanto siamo plasmati dalle nostre radici.
Il nostro accento.
Il mio, che da fuori, se mi sento, altro che mondine.
La prospettiva che do alle cose, la forma mentis del mio cervello. Dritta, per molto aspetti, come la terra che calpesto. Cosa sono i monti? Che forma hanno le onde del mare?
Come sei country, Emilia mia dal nome di donna.
Ecco, penso, questo è ciò che sono. Questa campagna in cui la linea dell’orizzonte è talmente bassa da pestarla con i piedi, questi campi arati in cui non trovi un’inclinazione collinare nemmeno a guardarli a testa in giù. Questo tono di grigio che quando si mischia col sole quasi senti l’odore delle prugne tutto l’anno. I maiali, le vacche, le stalle così belle che ci vedo solo dei possibili set fotografici.
Quanto siamo plasmati dalle nostre radici.
Il nostro accento.
Il mio, che da fuori, se mi sento, altro che mondine.
La prospettiva che do alle cose, la forma mentis del mio cervello. Dritta, per molto aspetti, come la terra che calpesto. Cosa sono i monti? Che forma hanno le onde del mare?
Come sei country, Emilia mia dal nome di donna.
10/nov/2010
Dell'insofferenza
Mi sento come se mi avessero appeso come un panno steso ad asciugare con 15 mollette.
Oggi non tollero niente, nessuno.
Oggi non tollero niente, nessuno.
Amica 2: l’Ericaos
Caos caos caos, questa mia pazza amica Erica, infermiera nel reparto Emodinamica di giorno, scatenato animale notturno con ricarica d’energia in perenne esubero, di notte.
L’Erica è così, ha questa risata contagiosa e aperta, un po’ di ciccia in più per le provviste invernali (“evviva la panzeina, il ventre piatto non va più di moda” dice sempre), la voglia di andare a fare il suo mestiere in qualche paese povero, una voglia costante di fare-andare-vedere-mangiare-ridere-bere-bere-bere-fumare-fumare-fumare-ballare-aiutare-parlare-parlare-parlare.
Detta anche la Fagiana, per il suo modo di essere così semplice, genuino e un po’ rustico evvivaddio, l’Erica c’è, c’è sempre (turni e reperibilità permettendo, che se poi non c’è si sente). Poche balle, pochi voli pindarici, pochi soldi spesi in cazzate (“però le rughe non ce la faccio, magari una tiratina tra 20 anni…”), pochi mi-mo-ma-chi-lo-sa, io l’adoro questa donna che non ama abbracciarti, che non sa dirti ti voglio bene, che disprezza le formalità e i baci sulle guance.
L’adoro perché ha il sapore buono delle cose d’una volta, di polenta e ragù, di supradyn concentrato in una nuvola di lentiggini scure, di occhi verdi che parlano più di 100 milioni di corde vocali.
Ericaos è una stella che balla.
L’Erica è così, ha questa risata contagiosa e aperta, un po’ di ciccia in più per le provviste invernali (“evviva la panzeina, il ventre piatto non va più di moda” dice sempre), la voglia di andare a fare il suo mestiere in qualche paese povero, una voglia costante di fare-andare-vedere-mangiare-ridere-bere-bere-bere-fumare-fumare-fumare-ballare-aiutare-parlare-parlare-parlare.
Detta anche la Fagiana, per il suo modo di essere così semplice, genuino e un po’ rustico evvivaddio, l’Erica c’è, c’è sempre (turni e reperibilità permettendo, che se poi non c’è si sente). Poche balle, pochi voli pindarici, pochi soldi spesi in cazzate (“però le rughe non ce la faccio, magari una tiratina tra 20 anni…”), pochi mi-mo-ma-chi-lo-sa, io l’adoro questa donna che non ama abbracciarti, che non sa dirti ti voglio bene, che disprezza le formalità e i baci sulle guance.
L’adoro perché ha il sapore buono delle cose d’una volta, di polenta e ragù, di supradyn concentrato in una nuvola di lentiggini scure, di occhi verdi che parlano più di 100 milioni di corde vocali.
Ericaos è una stella che balla.
09/nov/2010
Stereomood - e ti senti in pace
Grazie al mio caro amico di blog Andrea Cobain (che per altro vi consiglio di leggere perché è bbbbravo e bbbbello), ho conosciuto stereomood.com
e cioè
una ben congeniata radio on line che vi fa ascoltare la musica in base al vostro umore. Basta cliccare su uno dei mood (incazzato? stanco? sognante? bisognoso di energia?) ed ecco che parte una ricca playlist di brani che accarezzano il vostro stato d’animo.
Ce ne sono a palate di radio come queste, ma Stereomood è davvero ben fatta. E poi i ragazzi che l’hanno creata e che la stanno facendo crescere sono di Roma.
Evviva evviva, ogni tanto qualcosa di buono lo facciamo pure noi
itagliani.
www.stereomood.com
e cioè
una ben congeniata radio on line che vi fa ascoltare la musica in base al vostro umore. Basta cliccare su uno dei mood (incazzato? stanco? sognante? bisognoso di energia?) ed ecco che parte una ricca playlist di brani che accarezzano il vostro stato d’animo.
Ce ne sono a palate di radio come queste, ma Stereomood è davvero ben fatta. E poi i ragazzi che l’hanno creata e che la stanno facendo crescere sono di Roma.
Evviva evviva, ogni tanto qualcosa di buono lo facciamo pure noi
itagliani.
www.stereomood.com
08/nov/2010
Caco caco cacofonie
È tutto il giorno che sono su un lavoro in cui la concentrazione delle parole “premio premi premiati" è talmente alta che il mio cervello sta iniziando ad attribuirgli sfumature semantiche allucinatorie. Scriverle una volta va bene, due anche, tre è passabile, ma sfiorare il centinaio è simile al cadere in un burrone fatto di salsicce e cavolini tirati al burro.
Vedo brufoli che si spremono, premi il bottone!, prima prudeva, prugne, proni, pringles, primitivi e così via.
Pr Pr Pr… cacofonie.
Quelle cose che dopo un po’ che le ripeti scatenano la risata isterica. Tutto ciò non va bene.
Vedo brufoli che si spremono, premi il bottone!, prima prudeva, prugne, proni, pringles, primitivi e così via.
Pr Pr Pr… cacofonie.
Quelle cose che dopo un po’ che le ripeti scatenano la risata isterica. Tutto ciò non va bene.
05/nov/2010
La Sindrome
Se hai le ovaie e sei in età fertile, una volta al mese ti devi subire in silenzio la Sindrome.
Ti inginocchi, strisci sui chiodi e diventi la sua schiava.
Punto.
Sintomi fisici:
- Tensione mammaria (una taglia in più, non riesco più a dormire a pancia in giù)
- Sensazione di gonfiore diffuso (mi viene ‘na panza che sembro Lele Mora)
- Cefalea (costante)
- Acne (il mento diventa una sorta di “unisci i puntini e scopri la figura”)
- Disturbi dell’appetito (mangerei anche mia madre)
- Costipazione o diarrea (sempre costipazione, non faccio la cacca neanche col clistere)
- Dolori muscolari (lì sul fondo schiena, a livello dei reni)
E poi quelli psichici, molto simpatici:
- Irritabilità e variabilità dell’umore (incazzata come una BISCIA)
- Voglia di piangere (anche adesso, giuro)
- Zero libido (e ci mancherebbe pure)
- Livello di sopportazione azzerato (e vaffanculo, aggiungo).
Vorrei istituire ferie obbligatorie in questi giorni.
Mi sento uno straccio da pavimenti.
Ti inginocchi, strisci sui chiodi e diventi la sua schiava.
Punto.
Sintomi fisici:
- Tensione mammaria (una taglia in più, non riesco più a dormire a pancia in giù)
- Sensazione di gonfiore diffuso (mi viene ‘na panza che sembro Lele Mora)
- Cefalea (costante)
- Acne (il mento diventa una sorta di “unisci i puntini e scopri la figura”)
- Disturbi dell’appetito (mangerei anche mia madre)
- Costipazione o diarrea (sempre costipazione, non faccio la cacca neanche col clistere)
- Dolori muscolari (lì sul fondo schiena, a livello dei reni)
E poi quelli psichici, molto simpatici:
- Irritabilità e variabilità dell’umore (incazzata come una BISCIA)
- Voglia di piangere (anche adesso, giuro)
- Zero libido (e ci mancherebbe pure)
- Livello di sopportazione azzerato (e vaffanculo, aggiungo).
Vorrei istituire ferie obbligatorie in questi giorni.
Mi sento uno straccio da pavimenti.
04/nov/2010
Amica 1: la Lisabeth
Elisabetta, classe 1981, capelli del color delle carote, ma finti; un naso importante; sopracciglia al limite dell’inesistenza, di un cenerino biondo; labbra carnose che quasi sembrano pompate di botulino made in star system. Una bellezza che arriva dopo un po’, ma che se arriva stende ed ammalia.
Classe impeccabile nella ricerca degli abiti, uno stile filo-londinese, e poi c’è sempre quel dettaglio che le invidio, che penso “ecco, io non l’avrei mai fatto”. Però poi è un dettaglio che assomiglia al sole, che darebbe grazia anche alle spine di un cactus; quella ciliegia brillante che luccica sempre.
Elisabetta che per me è la Lisabeth, la patatamia, la topolandia, una serie infinita di nomignoli che fanno venire la nausea pure a me che li uso.
Lei è ciò che di più vicino c’è ad un prolungamento corporeo della mia persona. E’ un braccio, è l’aorta, è un timpano: con le sue orecchie sento, è la retina sana che non ho, è la risata leggera che sfonda la rabbia. Io davvero non so se la riesco a descrivere questa nostra amicizia.
Forse c’è riuscita lei con un sms mandato qualche mese fa dopo una serata, di quelle nostre e solo nostre, che recintano il mondo da tutto l’esterno.
“Sei il mio rapporto più vero, semplice, costruttivo e ispiratore… Io stasera avrei voluto fermare il tempo e liberarci da ogni vincolo morale per poter continuare a parlare all’infinito di ogni tutto e di ogni niente come solo con te posso fare. Ti amo.”
Eh, la amo anche io questa ragazza un po’ sfortunata, a cui è stato tolto tanto, ma che lei si è ripresa con dignità, lacerandosi le unghie per aggrapparsi a questa vita che a tratti aveva solo l’odore della fine.
Testarda, permalosa, poco accomodante, madonna quanto poco, miliardi di volte faccio a fatica a dirle no. E' che insieme siamo così tanto una cosa sola che il confine non c’è più. Non c’è più, non c’è più.
Io mi invidio da sola quando penso a cosa siamo.
Lei è la mia benedizione più sacra.
Classe impeccabile nella ricerca degli abiti, uno stile filo-londinese, e poi c’è sempre quel dettaglio che le invidio, che penso “ecco, io non l’avrei mai fatto”. Però poi è un dettaglio che assomiglia al sole, che darebbe grazia anche alle spine di un cactus; quella ciliegia brillante che luccica sempre.
Elisabetta che per me è la Lisabeth, la patatamia, la topolandia, una serie infinita di nomignoli che fanno venire la nausea pure a me che li uso.
Lei è ciò che di più vicino c’è ad un prolungamento corporeo della mia persona. E’ un braccio, è l’aorta, è un timpano: con le sue orecchie sento, è la retina sana che non ho, è la risata leggera che sfonda la rabbia. Io davvero non so se la riesco a descrivere questa nostra amicizia.
Forse c’è riuscita lei con un sms mandato qualche mese fa dopo una serata, di quelle nostre e solo nostre, che recintano il mondo da tutto l’esterno.
“Sei il mio rapporto più vero, semplice, costruttivo e ispiratore… Io stasera avrei voluto fermare il tempo e liberarci da ogni vincolo morale per poter continuare a parlare all’infinito di ogni tutto e di ogni niente come solo con te posso fare. Ti amo.”
Eh, la amo anche io questa ragazza un po’ sfortunata, a cui è stato tolto tanto, ma che lei si è ripresa con dignità, lacerandosi le unghie per aggrapparsi a questa vita che a tratti aveva solo l’odore della fine.
Testarda, permalosa, poco accomodante, madonna quanto poco, miliardi di volte faccio a fatica a dirle no. E' che insieme siamo così tanto una cosa sola che il confine non c’è più. Non c’è più, non c’è più.
Io mi invidio da sola quando penso a cosa siamo.
Lei è la mia benedizione più sacra.
03/nov/2010
No, ma va tutto bene!
Lo scrivevo anche ieri: mi hanno TUTTI rotto i coglioni, per essere fini.
Fini, appunto, che sembra sembra sembra poi è comodamente seduto in poltrona a filosofeggiare e inoltrare parvenze di minacce assai poco credibili.
L’opposizione che non c’è, NON C’E’ – merda – NON C’E’ per davvero, e manco ci prova a fare qualcosina, chennesò, friggere due cotolette tutti insieme. Facciamo finta di essere una squadra, dico.
Ruby e la Nadia e la Nicole Minetti con le pere di fuori, eh si, altro che meritocrazia.
Silvio e la sua millesima battuta fuori luogo. Sei gay, fai schifo, sei donna fai schifo; sei vivo? Fai schifo a prescindere. Cosa dovrà ancora accadere? Credo seriamente che sia immortale.
Gli americani, che stanno sputando sull’unica cosa buona che gli sia mai successa dopo l’invenzione delle alette di pollo fritte di KFC. Povero Obama, lì a raccogliere quintalate di letame made in Bush, a coccolare la più cupa recessione post ’29. E questo popolo capra, quasi più capra di noi, che rimette i repubblicani comodamente in prima fila alla Camera.
E bene bene bene.
Va tutto bene.
“Nonno Pertini, dove sei?”, mio padre qualche giorno fa, con gli occhi lucidi, lo chiama guardando il tiggì.
Eh, dove sei?
Fini, appunto, che sembra sembra sembra poi è comodamente seduto in poltrona a filosofeggiare e inoltrare parvenze di minacce assai poco credibili.
L’opposizione che non c’è, NON C’E’ – merda – NON C’E’ per davvero, e manco ci prova a fare qualcosina, chennesò, friggere due cotolette tutti insieme. Facciamo finta di essere una squadra, dico.
Ruby e la Nadia e la Nicole Minetti con le pere di fuori, eh si, altro che meritocrazia.
Silvio e la sua millesima battuta fuori luogo. Sei gay, fai schifo, sei donna fai schifo; sei vivo? Fai schifo a prescindere. Cosa dovrà ancora accadere? Credo seriamente che sia immortale.
Gli americani, che stanno sputando sull’unica cosa buona che gli sia mai successa dopo l’invenzione delle alette di pollo fritte di KFC. Povero Obama, lì a raccogliere quintalate di letame made in Bush, a coccolare la più cupa recessione post ’29. E questo popolo capra, quasi più capra di noi, che rimette i repubblicani comodamente in prima fila alla Camera.
E bene bene bene.
Va tutto bene.
“Nonno Pertini, dove sei?”, mio padre qualche giorno fa, con gli occhi lucidi, lo chiama guardando il tiggì.
Eh, dove sei?
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